“L’ho toccato e spinto con tutta la mia sforza, era viscido e mi sembrava quasi di sentire il suo calore, poi dopo un’onda violenta l’ha spostato ed ho perso il contatto prendendo il largo”. E’ la prima sensazione di Antonietta di Pescara, una dei cento e piu’ volontari che per tutto il giorno si sono dati il cambio in mare per cercare di salvare i sette capodogli che questa mattina si sono arenati sulla spiaggia di Punta Penna, nella zona della riserva di Punta Aderci a Vasto. In centinaia sono accorsi per aiutare, anche senza competenze specifiche, per rimettere in acqua i cetacei che hanno perso l’orientamento dove essere stati avvistati alcuni giorni fa nei pressi di Vis in Croazia. E’ stato come un tam tam sulla rete che ha smosso le coscienze di chi ama la natura e gli animali. Alla fine sono stati salvati quattro dei sette cetacei, e’ stata una grande soddisfazione per tutti nella consapevolezza di essere stati comunque protagonisti di una grande esperienza di vita, un’avventura in riva a uno dei luoghi piu’ belli e accoglienti della costa adriatica. “Sembrava che mi guardasse negli occhi – dice Gianni, universitario di Vasto – e mi faceva una tenerezza infinita. Non ho avuto paura della sua grandezza perche’ so che stavo facendo una cosa importante: stavo salvando una vita”. Loredana ha invece vegliato al fianco del quarto capodoglio, quello che sembrava non dovesse farcela. Poi ha ripreso energia ridando fiducia ai volontari. “Ho avuto la sensazione mi prendere una sportellata alla gamba – spiega con orgoglio ad alcuni amici Massimo – quando ha mosso la coda e mi ha preso in pieno. Mi fa male un po’ il polpaccio, ma avro’ sicuramente qualcosa da raccontare questa sera agli amici”.
Raffaele, pescatore sportivo, si racconta: “Ho visto i capodogli sempre nei documentari televisivi, questa volta non solo li ho visti da vicino ma ho avuto anche la fortuna di poterli toccare, non lo dimentichero’ mai”. Le carcasse dei tre capodogli morti “verranno posizionate sulla spiaggia dove verra’ eseguita la necroscopia, presumibilmente domani”. Lo afferma il presidente del Centro studi cetacei onlus, Vincenzo Olivieri. “Si tratta di sette soggetti maschi di circa dieci anni, sub-adulti – aggiunge Oliveri – , cioe’ che non hanno raggiunto la maturita’ sessuale. Gli esemplari sono di lunghezza compresa tra i sette e i 12 metri. I capidogli erano in Adriatico di passaggio. Sono abituati ad acque molto piu’ profonde e si immergono fino a 2.500 metri, ma spesso capita che branchi di sei o sette giovani si spingano fino a zone come l’Adriatico”. L’esperto non e’ in grado di dire se gli esemplari liberati ce la faranno: “Gia’ lo spiaggiamento, di per se’, e’ un fatto traumatico grave – spiega – perche’ con il peso elevato tendono a schiacciare il diaframma, con possibili problemi polmonari”.
