Il sangue delle persone guarite da Ebola potrebbe essere un’arma per combattere il virus molto piu’ facile da ottenere su larga scala rispetto ai trattamenti sperimentali. Lo affermano diversi ricercatori tra cui Peter Piot, uno degli scopritori del virus, secondo cui anche se le evidenze scientifiche sull’efficacia ancora non ci sono ”vale la pena” di testare questo metodo insieme agli altri piu’ innovativi. L’utilizzo degli anticorpi delle persone guarite fa parte dell’elenco di 8 trattamenti e due vaccini sperimentali in discussione in queste ore da parte di circa duecento esperti dell’Oms. Il metodo non e’ mai stato sperimentato in maniera organica, ma e’ stato usato in passato in casi di antrace, tetano e altre malattie che producono tossine, con risultati talvolta fortunati. Una trasfusione con il sangue di un 14enne guarito e’ stata praticata anche a Kent Brantly, il medico missionario statunitense infettato in Liberia che e’ stato anche il primo a ricevere il siero sperimentale ZMapp. ”Questo e’ qualcosa di molto semplice da provare – afferma Piot in un’intervista al Guardian – e deve essere tentato assolutamente”. Anche il ‘network del sangue’ dell’Oms, che riunisce diversi enti regolatori delle trasfusioni, si e’ detto in un documento favorevole a provare questa strada, non solo con il sangue di chi e’ sopravvissuto a questa epidemia ma anche con quelli di chi e’ guarito in focolai degli anni passati. La stessa Oms, nel documento preparatorio della riunione di Ginevra, afferma che un primo lotto di sangue potrebbe essere pronto entro l’anno.
