Dopo la tragedia di sabato mattina, quando in Sicilia nella riserva Macalube di Aragona un vulcanello è esploso ribaltando una collina e uccidendo due fratellini, il fenomeno di questi fenomeni noti nel mondo come “mud volcanoes” è diventato attuale anche in Italia.
Per approfondire l’argomento abbiamo contattato i massimi esperti del settore in Italia, che ai microfoni di MeteoWeb hanno illustrato ogni dettaglio sui “vulcanelli”: “sono delle strutture geologiche che si formano come risultato di emissioni intermittenti di gas, acqua e sedimenti. Sono dei vulcani in miniatura, ma non sono vulcani veri e propri, da cui si differenziano molto. Le “eruzioni” dei vulcanelli sono provocate dalla risalita di gas (quasi sempre metano, come a Macalube) e acqua. Nel momento in cui l’acqua, risalendo, attraversa delle zone ricche di argilla, quest’argilla diventa plastica e si forma del materiale fluido che viene portato verso l’alto a causa della spinta dei gas sottostanti, si accumula e ad un certo punto accade una sorta di eruzione in base alla pressione del gas. Sono fenomeni intermittenti con emissioni di fango che possono raggiungere anche i 20-25 metri di altezza” spiega il prof. Rodolfo Coccioni Ordinario di Paleontologia Università di Urbino.

“In Azerbaigian i vulcanetti raggiungono livelli di una collinetta e sono noti da tempo, accompagnati anche da fuoco: la miscela di acqua, fango e gas prende fuoco (in un fenomeno che fa pensare ai vulcani veri e propri) tanto che sono stati eretti dei templi nei secoli che rendono omaggio alle divinità che avevano il potere di far fuoriuscire il fuoco dalla terra. In Italia sono numerosi in in Sicilia, poi se ne trovano altri spettacolari anche in Emilia, tra Modena e Reggio Emilia, dove vengono chiamati salse, e poi ancora altri casi minori nel Lazio e in Abruzzo. Il livello di pericolosità è relativo, le manifestazioni non sono rare, è un fenomeno noto, ma comunque a livello di gravità non è paragonabile a terremoti o alluvioni” spiega il prof. Silvio Seno, Ordinario di Geologia Università di Pavia.
“In Italia è un fenomeno diffuso in Sicilia in particolar modo alle Macalube, poi un caso simile è a Caltanissetta, dove troviamo più che vulcanelli delle pozze, poi troviamo 3 centri eruttivi alle falde dell’Etna, tra Paternò e Belpasso: si tratta in tutti i casi di manifestazioni tranquille. Famosi i vulcanetti in provincia di Modena, poi in misura minore li troviamo in Abruzzo, Campania e nel Lazio vicino Fiumicino. Il livello di rischio viene stabilito per quel che concerne le conoscenze storiche attuali, non sappiamo se ad esempio in epoca preistorica si siano manifestati degli eventi in senso parossistico. Gli eventi di Macalube hanno un certo grado di ciclicità, avvengono a intervalli di 7-8 anni” aggiunge Piero Mammino.
Il prof. Coccioni poi precisa: “i fenomeni dei vulcanelli sono strettamente collegati all’attività sismica e tettonica, in base a cui possono nascerne di nuovi dove adesso non ce ne sono. Nel passato è stato frequente, ci sono stati momenti in cui è facile immaginare un’Italia piena di vulcanelli”.
“L’origine dei vulcanelli è esclusivamente sedimentaria, il fatto che in alcuni casi si trovino vicino all’Etna è del tutto casuale. L’anidride carbonica non è il motore del fenomeno vicino all’Etna, è presente gas vulcanico ma non è questo il motore dell’eruzione dei vulcanelli. In caso di terremoti, le vibrazioni potrebbero smuovere gli strati sotterranei, ma è un caso relativo. Si rilevano intensificazioni anche in caso di forti piogge, per l’influenza che queste hanno sulla falda sotterranea” spiega Mammino che poi aggiunge come “una rete di monitoraggio potrebbe consentire di prevedere, anche minimamente un’eruzione rilevante. Ma solo in teoria perché tale rete di monitoraggio non esiste, quindi è difficile parlare di previsione o di indicatori. Indicatori potrebbero sicuramente essere il sollevamento del suolo e le variazioni nei flussi di gas. E’ necessario sottolineare che l’evento di Macalube ha assunto rilevanza a causa della fatalità che ha coinvolto i due bambini, i quali hanno riflessi e tempi di reazione inferiori a quelli di un adulto, che avrebbe potuto probabilmente allontanarsi in tempo”.
“Terremoti e vulcanelli sono accomunati anche alle forze che agiscono nel sottosuolo, ma è una relazione comunque difficile da cogliere. Fatto sta che i terremoti non possono essere considerati precursori di eruzioni di vulcanelli né questi ultimi possono essere considerati indicatori di previsione dei terremoti. Migliorando la rete di monitoraggio, magari utilizzando come parametri il sollevamento del suolo e le variazioni nei flussi di gas, potrebbe essere possibile ottenere degli indicatori relativi all’attività del vulcanelli, ma allo stato delle cose, è azzardato parlare di previsioni di tali eventi, possono solo cogliersi delle manifestazioni dell’attività” aggiunge il prof. Seno.
Da segnalare tanti eventi dedicati ai fenomeni naturali di questo tipo durante la Settimana del Pianeta Terra, tra cui:
- “Le scarpe di Lazzaro. Viaggi di un naturalista del ‘700 tra vulcanetti e vulcani” a Reggio Emilia il 19/10/2014;
- Un ‘escursione, organizzata da Geo Etna Explorer, presso i vulcani di fango denominati “Salinelle di San Biagio” nel territorio di Belpasso (basso versante sud occidentale dell’Etna) domenica 12/10/2014.

