
Quest’ingente quantitativo di umidità, fino ai 5000 metri, sovrastato a quote più alte dall’inserimento di masse d’aria un po’ più fredde e piuttosto secche, in entrata da ovest e O-SO, ha creato l’ambiente ideale per lo scoppio di forti moti convettivi, particolarmente esplosivi lungo tutta la colonna d’aria (“Updrafts” molto violenti), mettendo in gioco una notevole quantità di energia che ha fatto scoppiare le varie “Celle temporalesche”, fino ai limiti della tropopausa. Difatti, anche in questo caso, la grande esplosività del sistema temporalesco, responsabile dei temporali particolarmente forti che hanno colpito in nottata diverse aree della Romagna, ed in particolare il bolognese, sarebbe da ascrivere al fortissimo “gradiente igrometrico verticale” che si è venuto a creare in loco, fra l’aria molto calda e umida, stagnante al suolo, e l’aria più fredda e secca che è sopraggiunta alle quote superiori della troposfera, dopo essersi inserita al di sopra dell’avvezione umida che caratterizzata il flusso sub-tropicale. La notevole mole della “Multicella temporalesca”, transitata sull’Emilia-Romagna, è stata evidenziata anche dai valori termici registrati dall’analisi della “nefodina” che mostravano valori estremamente bassi lungo la sommità dei cumulonembi, indicando la presenza di nubi torreggianti molto imponenti, alte fino a 12 km e capaci di dare la stura a nuclei precipitativi davvero molto forti. Queste “Celle” hanno difatti scaricato piogge intense sulle vallate dell’Appennino emiliano e romagnolo, determinando l’istantanea ondata di piena di fiumi come il Reno, il Santerno, il Senio, il Lamone e il Montone. Addirittura, nella parte sommitale delle “Celle temporalesche” più intense, sarebbero state riscontrate temperature davvero eccezionali per il periodo, con picchi estremi prossimi al muro dei -70°C nei punti dove erano evidente le “overshooting”, le cosiddette cupole che si formano sopra l’incudine ghiacciata del grande temporale a seguito dei fortissimi moti convettivi che l’hanno generato.
Gli “overshooting” sono quasi sempre generati da fortissimi “Updraft” che superano il Top della nube temporalesca, sino al limite della stratosfera, non riuscendo a ghiacciarsi per tempo (di solito un osservatore esterno di giorno può notare la protuberanza cumuliforme uscire dall’incudine del cumulonembo). Temperature così basse nella sommità delle nubi temporalesche sono un sentore di convezione profonda, in quanto si riscontrano solo in caso di “Updrafts” molto violenti, che trasportano fino a quote molto elevate una grande quantità di “cloud drop” sotto forma di acqua sopraffusa. Queste raggiungendo zone a temperature molto basse in alta quota ghiacciano istantaneamente. Solo dopo essersi spostato verso l’Adriatico centro-settentrionale il sistema temporalesco, dopo una temporanea intensificazione a largo della Romagna e dell’alta costa marchigiana, si è cominciato a disgregare, allontanandosi nella mattinata odierna in direzione delle coste della Dalmazia, dove ha dato la stura a forti temporali e rovesci sparsi che hanno iniziato a perdere consistenza man mano che i resti della “Multicella” guadagnavano strada verso l’entroterra croato e bosniaco.