
La richiesta, spiega Businello, “in parte è dovuta all’andamento climatico: non abbiamo sofferto di eventi grandinigeni – precisa – ma di un clima caratterizzato da ripetute e frequenti piovosità. Una situazione climatica non favorevole per la perfetta e corretta maturazione secondo i valori storici delle uve, che ovviamente chiederanno al produttore di fare un’attenta cernita del prodotto proprio perché le giornate di sole sono state molto parche a luglio e ad agosto”. I due mesi estivi infatti, spiega ancora la direttrice del Consorzio, “purtroppo sono stati spesso caratterizzati da piovosità, che porta umidità su foglie e suoli che non agevola la metabolizzazione fogliare e il raggiungimento della gradazione zuccherina necessaria dell’uva”. L’altro aspetto che ha portato alla richiesta di ridurre la quantità di uva da destinare all’appassimento per la produzione di Amarone “è di natura economica politica”, prosegue Businello.
“Il nostro Consorzio è chiamato dalla normativa nazionale a gestire l’equilibrio fra domanda e offerta – prosegue Businello – Questo significa che anche se l’Amarone prodotto dalla vendemmia 2014 entrerà in commercio minimo tra due anni dobbiamo fare l’analisi delle vendite attuali e della giacenze nelle cantine: tolte le giacenze legate alle annate storiche pregiate e alle scelte aziendali di mantenere le annate più importanti in cantina, valutando l’andamento abbiamo considerato che la produzione è elevata rispetto a quella che potrebbe essere la domanda e l’equilibrio dei prezzi”. L’Amarone infatti, ricorda ancora Businello, ha un prezzo elevato perché “costa produrlo dal momento che è un vino che resta in cantina dai due a i tre anni dopo la vendemmia e richiede particolare accorgimento in fase di appassimento e vinificazione”. “Sappiamo di chiedere ai produttori uno sforzo rinunciando a parte del prodotto – aggiunge – ma è per mantenere la qualità del prodotto e la giusta remunerabilità”.
Maltempo: poco sole e troppe piogge in Valpolicella, anno nero per l’Amarone
