Mutazioni e ‘novita” genetiche rappresentano le nuove possibilita’ evolutive per la specie umana: ‘lavori in corso’ che potrebbero rappresentare miglioramenti futuri ma che a volte si traducono in terribili malattie. Si tratta di un nuovo approccio scientifico nello studio di molte malattie genetiche che ha raccontato Elena Cattaneo, dell’Universita’ di Milano, ai partecipanti dell’ANSA Scienza Lab che si e’ svolto a Pisa in occasione del XIII Congresso della Federazione Italiana Scienze della Vita. “I geni ‘parlano’ delle nostre malattie, ma raccontano anche la nostra storia, un percorso di evoluzione lungo centinaia di milioni di anni”, ha spiegato Cattaneo ai liceali che hanno partecipato al laboratorio didattico di giornalismo scientifico. Uno dei ‘motori’ dell’evoluzione sono le mutazioni genetiche, piccoli ‘errori’ nella trasmissione del codice della vita, che possono portare come risultato piccoli benefici oppure degenerare in malattie. E’ il caso di un gene, da anni al centro degli studi della Cattaneo, caratteristico di tutti gli esseri viventi ‘superiori’ e la cui evoluzione, ossia l’accumulo di piccole trasformazioni, ha garantito la nascita di un sistema nervoso complesso. Questo stesso gene e’ pero’ anche il responsabile del Hungtington, una grave malattia neurodegenerativa che colpisce l’uomo. Si tratta di un caso in cui la malattia puo’ essere interpretata quasi come un eccessivo ‘miglioramento’, una nuova frontiera evolutiva, il cui risultato pero’ e’ di fatto un grave danno per chi ne portatore.
Le mutazioni genetiche come “motori” del bene e del male
