
Come sottolinea Nizar Ibrahim, palenteologo dell’Università di Chicago, la squadra ha dissotterrato un “gigante dei tempi profondi”, appartenuto a “un mondo sepolto da 95 milioni di anni”. Già i tratti anatomici della creatura, in sé, appaiono sconcertanti: spine di 2 metri nella schiena, artigli affilati, muso allungato con enormi denti conici. Ma la novità è l’adattabilità all’acqua, scoperta che apre nuove piste di ricerca per l’intero settore della paleontologia. Il disonauro era favorito nella sua inclinazione al nuoto, che trovava più facile dei movimenti su terra, perché le narici sul retro del cranio gli consentivano di respirare anche sott’acqua. Le struttura muscolare, evidenziano i ricercatori, ricorda quella poi sviluppata negli antenati delle moderne balene.
La capacità di nuotare amplia il quadro di ipotesi sull’estinzione dei disonauri, fin qui vincolate alla sola vita di terra. A quanto dichiarato al Wall Street Journal da Hans Sues, uno studioso dello Smithsonian National Museum of Natural History di Washington che non ha partecipato direttamente alla ricerca, il principio inedito di un “disonauro che nuota” potrà rivalutare diverse teorie sulla dispersione delle specie. In precedenza era stato ipotizzato che altri dinosauri potessero nuotare, come i sauropodi, ma le prove non erano state giudicate sufficienti.