
E’ bene precisare che le ricerche fin qui condotte su Piero e Leonardo sono pionieristiche di una nuova era di studi con metodologie scientifiche applicabili al mondo dell’arte e non solo. Un progetto unico e originale, finora mai proposto o sperimentato.
Il paesaggio del Montefeltro, a cavallo tra Emilia Romagna, Marche e Toscana, è un territorio che, oltre ad essere caratterizzato da elevata geodiversità, presenta un forte aspetto naturalistico costellato da numerosi siti archeologici e storici. Questo ne fa un paesaggio culturale tout court”.
Rosetta Borchia e Olivia Nesci hanno iniziato così la loro avventura che le ha portate, dal 2006 a oggi, a identificare, ben sette fondali di paesaggi inequivocabilmente riconducibili alle opere di Piero della Francesca. Dopo qualche anno, grazie all’esperienza acquisita, identificano il paesaggio della Gioconda. Ancona una volta, il Montefeltro, terra dell’Antico Ducato di Urbino, diventa teatro di una nuova scoperta destinata a scuotere il mondo dell’arte e della cultura.
Dalle iniziali esperienze si è poi maturato e potenziato un metodo sempre più ampio, capace di coinvolgere gli aspetti storici legati al territorio, alle biografie degli artisti, ai documenti dei committenti delle opere, gli aspetti matematici, ecologici e di evoluzione del clima per spiegare le possibili modifiche ambientali. Grazie, alla tecnologia informatica (Digital Elevation Models, Dronefly, Imagery analysis) tutto il territorio è stato rilevato e analizzato. Inoltre il contributo tecnologicamente più avanzato è giunto dall’utilizzo di droni che hanno permesso di effettuare voli virtuali ad alta quota in grado di catturare le stesse aree dipinte da Piero e Leonardo.
“Lo studio del territorio come analisi scientifica delle componenti che lo hanno formato e modificato – geologia, clima e uomo – costituisce la base per la comprensione della rappresentazione artistica. Gli artisti del Rinascimento – ha concluso Rosetta Borchia – come Piero della Francesca e Leonardo da Vinci e Raffaello Sanzio, hanno definito un nuovo paradigma per lo studio dei paesaggi d’arte partendo dal concetto che dietro una rappresentazione pittorica di un territorio non c’è solo il respiro lirico di un paesaggio ma ad esso si accompagna sempre il rigore dello studio scientifico.
Premesso quindi che i pittori rappresentavano i fondali con estrema fedeltà, come fossero “fotografie”, l’opera diventa un vero documento storico, l’unica testimonianza dell’antica morfologia di quei territori”.
La Gioconda non è più la Monna Lisa ma Pacifica Brandani
Mentre le cacciatrici di paesaggi, Rosetta Borchia e Olivia Nesci, portavano avanti le complesse ricerche nel territorio della Valmarecchia, uno storico di Roma, Roberto Zapperi, in collaborazione con la paleografa dell’Università di Urbino, Anna Falcioni, lavorava a ricomporre la nuova identità della Gioconda che non è più la Monna Lisa ma Pacifica Brandani, dama di Urbino e amante di Giuliano de Medici ospite per un decennio a Urbino alla corte di Guidubaldo da Montefeltro.
Alla grande passione e allo spirito di ricerca che ha sempre accompagnato le due cacciatrici, nel tentativo di ricomporre la verità storica sul paesaggio della Gioconda, è seguito il desiderio, tradotto oggi in un progetto, di dare visibilità ai paesaggi, così da permettere a chiunque voglia attraversare questi luoghi, di ripercorrere i passi dei grandi pittori e giungere, infine, ad ammirare i paesaggi dipinti.
