Sclerosi: al via lo studio sulla relazione tra volume cerebrale e disabilità

NOCI CERVELLO - CopiaEntra nel vivo lo studio italiano ‘Golden’, per il quale si e’ concluso il reclutamento del campione di 150 pazienti, con l’obiettivo di valutare la correlazione tra il parametro della perdita di volume cerebrale e l’effetto di cio’ sulle funzioni cognitive delle persone affette da sclerosi multipla (sm). Ad annunciare l’avvio della ricerca e’ stato il direttore medico di Novartis Europa, Paola Castellani, dal Congresso mondiale sulla Sm in corso a Boston. Al Congresso, sono stati presentati nuovi dati relativi alla molecola fingolimod che, riducendo la perdita di volume cerebrale nei pazienti, ha dimostrato di ridurre la progressione della disabilita’ nel tempo. Tuttavia, ha spiegato Castellani, ”non e’ al momento dimostrata con uno studio specifico la correlazione tra perdita di volume cerebrale e funzioni cognitive”. Da qui la decisione di avviare lo studio ‘Golden’. Nello studio, i pazienti saranno trattati con fingolimod o interferone e verranno anche sottoposti a test neurocognitivi ed esami di risonanza magnetica proprio ai fini di una valutazione delle loro funzioni cognitive. I risultati definitivi sono attesi per l’Autunno del 2015. Lo studio utilizza, per le analisi, il metodo ‘Siena X’ messo a punto dal neurologo dell’Universita’ di Siena Nicola De Stefano: ”Il nostro metodo – spiega – quantifica la perdita di volume cerebrale nei pazienti attraverso la Risonanza magnetica ed un software”. Lo studio fa anche riferimento allo status del NEDA, ovvero la definizione di ‘non attivita’ della malattia’ nella sm attualmente definita come assenza di recidive, di lesioni alla risonanza magnetica e di progressione della disabilita’. I nuovi dati rafforzano il valore di includere la perdita di volume cerebrale nella definizione di Neda. L’inserimento di questo parametro, affermano gli esperti, potrebbe permettere di avere un quadro piu’ completo dello stato di malattia del paziente con sm.