Alluvione Genova: i 36 milioni stanziati da Berlusconi nel 2010 ma poi bloccati dal Tar

genova09I soldi per mettere in sicurezza il fiume Bisagno, uno di quelli che ha provocato il disastro dell’altra notte a Genova, ci sono da 4 anni: ma i quasi 36 milioni di euro stanziati dal governo Berlusconi nel 2010 sono chiusi in un cassetto, bloccati da burocrazia e ricorsi. E cosi’ Genova, invece di avere 9 km di fiume in sicurezza, in una zona dove vivono circa 100mila persone, conta ancora una volta danni e vittime. La vicenda del Bisagno e’ l’ennesimo pasticcio all’italiana che dimostra come spesso, e nonostante gli urli della politica, il problema non sia la mancanza di soldi. Nel 2010 accade infatti che il ministero dell’Ambiente guidato da Stefania Prestigiacomo e la Regione Liguria firmano un accordo di programma con cui si assegnano per il rifacimento del tratto sotterraneo del Bisagno – 9 km appunto – 35,7 milioni.

Soldi che servivano – spiega Erasmo De Angelis, il capo di #Italiasicura, la struttura voluta da palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico – ad allargare il tunnel e far si’ che il torrente potesse scorrere in totale sicurezza in una zona altamente popolata. E ad evitare, poiche’ ci sono stati errori idraulici clamorosi quando il fiume e’ stato interrato, che potesse nuovamente esondare“. Cosa, invece, puntualmente avvenuta. Ma dove sono finiti quei soldi? “Sono ancora li’, inutilizzati” risponde amaro De Angelis. Il perche’ e’ un lungo elenco di ricorsi e passaggi burocratici che non si sono ancora conclusi. “La messa in sicurezza di alcune zone del territorio – aggiunge – si scontra con un’alluvione di burocrazia. E cosi’ non si realizzano opere che salvano vite e citta‘”. L’alluvione di cui parla De Angelis e’ il seguente. A marzo del 2012, la gara d’appalto indetta nell’ottobre del 2011 si chiude con l’ assegnazione dei lavori al Consorzio stabile per le infrastrutture, un’Ati composta da diverse societa’. Il Consorzio, pero’, non riesce neanche ad aprire il cantiere: alcune ditte sconfitte presentano un ricorso al Tar della Liguria che accoglie il ricorso e sospende la gara. Quando arrivano le motivazioni della decisione del Tar, nel 2013, l’Ati che si era aggiudicata l’appalto ricorre al Consiglio di Stato che annulla la sentenza del Tar Liguria sostenendo che la competenza sia di quello del Lazio. Si arriva cosi’ a questa estate quando, il 14 luglio, il Tar del Lazio respinge il ricorso dalle ditte sconfitte. Tutto finito? Neanche per sogno. Una delle societa’ sconfitte – la Pamoter – ha inviato al Commissario delegato, il presidente della Liguria Claudio Burlando, una diffida a non far partire i lavori sostenendo che non ci sono ancora le motivazioni della sentenza del Tar. I tecnici di palazzo Chigi e della Regione stanno cercando di capire come venirne a capo e far partire subito l’opera. Ma intanto e’ tutto fermo, con il contratto chiuso nel cassetto senza alcuna firma, i 35,7 milioni bloccati e il Bisagno che esonda tranquillo e beato.