Alluvione Genova, l’inchiesta si concentra su modelli e bollettini meteo

288237 ALLUVIONE GENOVAIl Comune di Genova e ciò che avrebbe fatto o non fatto la sera del 9 ottobre, quando venne informato che il Bisagno stava per esondare, sarebbe solo l’ultimo anello della catena di un sistema che non ha funzionato. Per questo al momento la procura di Genova si sta concentrando su comportamenti messi in atto dalla protezione civile regionale, dalla mancata allerta al fatto che la sala operativa fosse chiusa la sera del disastro per essere precipitosamente riaperta poco prima dell’esondazione. Perché se alle 21 era già esplosa l’emergenza a Montoggio in Valle Scrivia e i vigili del fuoco in quei minuti erano sul posto temendo che tra le auto intrappolate ci potessero essere dispersi, nessuno coordinava gli interventi dalla centrale di protezione civile regionale? E a che ora esattamente il Comune di Genova è stato informato del fatto che il Bisagno era prossimo ad esondare? Sono queste alcune delle domande che si stanno ponendo gli inquirenti. Alcuni responsabili dalla protezione civile sono già stati ascoltati dalla polizia giudiziaria che ha ricevuto la delega sull’indagine per disastro e omicidio colposo. Molte testimonianze che saranno incrociate con i tabulati telefonici per definire con precisione la tempistica degli eventi. Ma l’indagine, coordinata dai pubblici ministeri Gabriella Dotto e Patrizia Ciccarese non riguarda solo ciò che è accaduto a ridosso del disastro, ma anche e soprattutto le scelte e le valutazioni fatte durante tutta la giornata di giovedì, a partire dalla mancata allerta, che avrebbe potuto consentire a centinaia di commercianti di proteggere almeno parzialmente le proprie attività. Circa le previsioni meteo, il procuratore capo Michele di Lecce ha spiegato: verranno analizzate “le informazioni in possesso dell’Arpal” anche per capire, confrontandole con i dati di altri centri di previsione e ricerca, se le valutazioni avrebbero potuto o meno essere diverse.