Alluvione Genova: “l’Italia è incapace di gestire fenomeni prevedibili”

genova12“La fragilità di Genova e del nostro Paese è in queste ore uno specchio tragico della scarsa capacità di gestire fenomeni naturali, purtroppo prevedibili nella loro ricorrenza ciclica”. Lo afferma Paolo Rubini, presidente dell’Anra, l’associazione che dal 1972 raggruppa i risk manager e i responsabili delle assicurazioni aziendali. “Dovrebbe essere al primo posto – continua Rubini – la cura e stretta sorveglianza di ponti, strade, infrastrutture, greti di torrenti e fiumi, troppo spesso interrati, che in queste tragiche occasioni significherebbe anche vite umane che non si perdono su terrapieni insicuri o su vie con poca manutenzione”. Peraltro, prosegue Rubini, secondo dati del Ministero dell’Ambiente “il 9,8% della superficie del nostro Paese è ad alta criticità idrogeologica. Qui vivono 5,8 milioni di persone e sorgono 1,2 milioni di edifici”. Secondo uno studio Cnr-Protezione Civile, prosegue Rubini, “dal 1960 al 2012 frane e alluvioni hanno causato 7.128 vittime, con danni che una ricerca Cresme-Ance quantifica in 61,5 miliardi di euro e l’Ordine dei Geologi in ben 3,5 miliardi all’anno”.

“Per chi come noi quotidianamente deve gestire i rischi per professione – dice Rubini – desta grande amarezza la scarsa propensione nell’essere pronti a reggere l’urto di inondazioni prevedibili”. Per questa ragione, Anra ha stilato una serie di dieci regole d’oro da osservare e seguire in un’ottica di salvaguardia delle imprese e della loro capacità produttiva in momenti di particolare difficoltà per effetto di condizioni climatiche avverse, come nubifragi, inondazioni e calamità naturali. In particolare è opportuno considerare dieci regole di base, par garantire la continuità del business. Primo, identificare le potenziali cause di inondazione (non solo fiumi e canali adiacenti, ma anche forti piogge). Secondo, valutarne l’impatto in termini di livello previsto e relativa probabilità, mediante eventuali mappe di inondazione o serie storiche. Normalmente si prendono in considerazione eventi con probabilità di accadimento in base alle serie storiche conosciute degli ultimi 250 o 500 anni.

Terzo, identificare le aree dello stabilimento che saranno maggiormente inondate. Quarto, monitorare il livello di piena dei corsi d’acqua adiacenti e prestare attenzione agli allarmi meteo. Quinto, installare barriere permanenti o temporanee per evitare l’ingresso di acqua all’interno degli edifici o in aree sotterranee. Sesto, manutenere i sistemi di fognatura e raccolta acque meteoriche, al fine di evitare ostruzioni e garantire il deflusso anche con l’installazione di valvole di non ritorno e pompe di drenaggio. Settimo, installare protezioni permanenti sulle forniture critiche (gas, energia elettrica, vapore, acqua, eccetera) e sui materiali potenzialmente pericolosi e/o inquinanti. Ottavo, trasferimento dei macchinari e prodotti in magazzino ad alto valore e/o critici (o almeno elevarli al di sopra del livello di inondazione storico) . Nono, redigere ed includere nel piano di emergenza del sito, le azioni necessarie da intraprendere durante l’inondazione (installare barriere temporanee, chiudere le utenze critiche, ricollocare materiali critici, eccetera). Decimo, preparare un piano di recupero post alluvione, includendo società specializzate nel ripristino edifici, macchinari e materiali.