Alluvione Genova, la storia di Antonio Campanella: è morto per guardare il fiume

Morto sottopasso Via CanevariAntonio ha salutato Mirco, barista di via Canevari, battendo il ‘cinque’: “Vado un po’ a vedere il Bisagno – gli ha detto -, chissa’ se e’ in piena”. Sono state queste le sue ultime parole. Antonio ha percorso qualche decina di metri sul marciapiede che porta a Borgo Incrociati prima di venire travolto e ucciso dalla piena del torrente. E’ morto sul colpo Antonio Campanella, 57 anni, conosciuto da tutti come Aldo, operatore sanitario all’ospedale San Martino in pensione da quattro anni. Voleva raggiungere alcuni amici che lo attendevano in un bar di Brignole ma non ha fatto in tempo. Il suo corpo e’ stato trascinato per metri dalla furia delle acque del torrente fino a finire contro il palo di una fermata del bus.

E’ li’ che lo hanno trovato i primi soccorritori arrivati subito dopo la piena. Tutti immediatamente hanno capito che non c’era piu’ nulla da fare per lui, se non quello di coprire la salma con un lenzuolo e tenere lontani chi voleva vedere il morto del fiume. Campanella abitava in via Bobbio, a Staglieno, all’ultimo piano di un’abitazione che s’affaccia proprio su quel Bisagno che lo ha ucciso. E quel fiume con il quale e’ cresciuto ieri lo ha strappato alla vita. Infermiere dal carattere gentile e disponibile, preparato e competente era cambiato da qualche anno. Da quando la madre era morta lasciandolo solo. Per lui, senza moglie e figli, lei rappresentava tutto quanto, la sua famiglia e il suo mondo. E da quel giorno non si era piu’ ripreso completamente. “Era una persona gentile e disponibile – racconta la sua vicina Sonia Siciliano, che abita al piano inferiore – certo era molto riservato e non parlava mai di se’. Ma se avevi bisogno di lui potevi farci affidamento”. I vicini che abitano nello stabile lo incontravano spesso nelle ore notturne. “Preferiva uscire di notte – racconta Antonella Porcu – pero’ non dava alcun fastidio e non lo abbiamo mai visto tornare ubriaco o molesto”. Che fosse una persona gentile lo hanno anche confermato i colleghi di lavoro dell’ospedale San Martino. Aveva lavorato per anni al Monoblocco poi, prima di andare in pensione, era passato al pronto soccorso. “Aveva un carattere introverso – spiegano al nosocomio – ma era sempre disponibile e pronto ad aiutare il prossimo”. Il Bisagno l’ha aspettato dietro l’angolo del suo bar preferito. E se l’e’ portato via per sempre.