Alluvione Genova: ancora una volta la confluenza fra venti umidi di scirocco e di tramontana ha dato origine all’ennesimo evento estremo

genova06A distanza di ben tre anni, dalla disastrosa alluvione del Novembre 2011, la città di Genova e i genovesi piombano nuovamente nell’incubo. Quello che più impressiona sono le tante analogie riscontrate con l’evento del 3 Novembre 2011, che causo, purtroppo, vittime e un ingente numero di danni nei quartieri investiti dall’onda di piena del Ferreggiano e del Bisanzio. Anche allora, come ieri, la città della lanterne venne interessata dalla risalita di un sistema convettivo a mesoscala in continua rigenerazione sopra le calde acque del Golfo ligure, antistanti ad essa. Risalendo verso la fascia costiera del genovesato e le colline che circondano il capoluogo ligure, questo sistema convettivo a mesoscala, che ha assunto la tipica forma lineare a “V” di un “V-Shaped”, continuando a scaricare sulla città intensi rovesci di pioggia che di ora in ora hanno continuato ad accrescere gli apporti pluviometrici sulla città. Lo sviluppo di questo temporale “V-Shaped”, sul Golfo, è riconducibile, come capita sovente nell’area, a una serie di fattori concomitanti che hanno esaltato lo sviluppo di un intenso e ben circoscritto “forcing” convettivo nell’area del Golfo, che si è sommato al “forcing” orografico eretto dai rilievi dell’Appennino Ligure.

Prima di tutto la presenza nei bassi strati di una linea di confluenza in seno a un flusso di umidi e caldi venti di scirocco e ostro, che risalendo dal Tirreno si sono pesantemente umidificati (essendo caldi in origine hanno potuto raccogliere un gran quantitativo di vapore acqueo pronto ad essere scaraventato contro le alture dell’Appennino ligure) impattando sulle coste dello spezzino e del genovesato orientale, fino all’area di Rapallo. Proprio qui l’umido flusso sciroccale si è trovato la strada sbarrata dalle più fredde correnti di tramontana (masse d’aria d’estrazione padana in scivolamento dall’astigiano e dal cuneese) che già da ieri iniziavano a traboccare dai valichi appenninici del savonese e del ponente di Genova, con raffiche localmente anche superiori ai 30-40 km/h. Sovente, ad ogni peggioramento, la tramontana si attiva lungo le coste del ponente ligure per questioni “termo-dinamiche” locali, legate principalmente alla notevole differenza termica fra il versante padano e le coste liguri, solitamente più calde. Lungo la linea di demarcazione fra le differenti masse d’aria (l’asse della confluenza venti), di direzione quasi opposta, l’aria calda e molto umida convogliata dai venti di scirocco è stata costretta a sollevarsi di colpo dall’intrusione, nei bassi strati, dei venti freddi di tramontana che uscivano dalle principali valli del savonese e genovesato occidentale. Ciò costringe l’aria umida marittima, d’estrazione sub-tropicale continentale marittimizzata, ad alzarsi di colpo verso l’alto, favorendo la genesi di grosse cumulogenesi marittime, nel tratto di mare davanti Genova, che hanno poi originato e successivamente continuato a supportare il sistema temporalesco a mesoscala autorigenerante che da diverse ore sta scaricando veri e propri diluvi sui quartieri di Genova, e sulle alture circostanti.

Bisogna pur tenere conto che in questi casi la conformazione morfologica del territorio e la disposizione delle correnti in alta quota, da S-SO, hanno dato una ulteriore enfasi alla fenomenologia in loco, esaltando sia le correnti ascensionali in seno alla struttura temporalesca a V che ha posizionato il proprio perno principale (l’”updraft”) proprio nello specchio d’acqua antistante i quartieri orientali di Genova, al traverso dell’asse della linea di confluenza venti, caricandosi in continuazione di vapore e aria calda in grado di contenerlo per un lungo periodo durante la forte ascesa alle quote superiori della troposfera (moti convettivi). A queste condizioni, già particolarmente esplosive, visto l’enorme quantità di energia messa in gioco dall’energia termica fornita dalle calde acque superficiali del mar Ligure, si sono sommati altri fattori, di chiara natura orografica (“stau”), che hanno purtroppo contribuito ad accrescere il prodotto precipitativo su aree ben circoscritte della Liguria centro-orientale.

Bisogna tenere conto che in questi casi la conformazione morfologica del territorio e la disposizione delle correnti in alta quota, da S-SO (flusso umido fino a 500 hpa), hanno dato una ulteriore enfasi alla fenomenologia in loco, esaltando sia le correnti ascensionali in seno alla struttura temporalesca a V che ha posizionato il proprio perno principale proprio nello specchio d’acqua antistante i quartieri orientali di Genova, caricandosi in continuazione di vapore e aria calda in grado di contenerlo per un lungo periodo durante la forte ascesa alle quote superiori della troposfera (moti convettivi). L’Appennino Ligure ha poi fatto da barriera, bloccando per più ore il “V-Shaped” nelle medesime aree, favorendo accumuli di oltre i 250-300 mm in poco più di 24 ore di fitte e persistenti precipitazioni. L’enorme quantità d’acqua caduta sulle alture, alle spalle del retroterra della parte centro-orientale della città, ha fatto esondare i tanti torrenti che attraversano Genova, trasformando le strade della principale città ligure in veri e propri fiumi in piena che hanno travolto auto, motorini, e ogni tipo di ostacolo trovato lungo il cammino. Inoltre, tenendo presente il contesto sinottico sul continente, che vede inquadrata una situazione di blocco, con il flusso perturbato atlantico bloccato, ad est, dall’azione di un robusto promontorio anticiclonico di blocco affermatosi sulla Russia europea, con conseguente insistenza delle correnti umide ed instabili per più giorni consecutivi sul nord-ovest italiano, ha messo del suo, contribuendo a produrre precipitazioni, anche rilevanti nelle zone pedemontane sopravento al flusso umido marittimo meridionale, dove agisce il “forcing” orografico che esacerba ulteriormente i carichi precipitativi.