E’ stato straordinario il passaggio piu’ ravvicinato di una cometa a un pianeta mai registrato: la cometa Siding Spring ha ‘sfiorato’ Marte alla distanza di circa 135.500 km (un terzo della distanza Terra-Luna) e alla velocita’ di 56 km al secondo. ”Non siamo a conoscenza di nessun altro passaggio cosi’ ravvicinato a un pianeta nella storia documentata, eccezion fatta per la cometa Shoemaker-Levy che nel 1994 si schianto’ su Giove” ha osservato l’astrofisico Gianluca Masi responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma. Il passaggio e’ stato fotografato dalle sonde in orbita intorno al pianeta rosso. E’ stata un’occasione unica per studiare da vicino questo autentico fossile del Sistema Solare che per la prima volta esce dalla Nube di Oort. Siding Spring e’ infatti la prima cometa di questa nube a essere osservata vicino da veicoli spaziali: opportunita’ preziosa per conoscere meglio i materiali, compresi i composti di acqua e carbonio, che esistevano durante la formazione del sistema solare 4,6 miliardi anni fa, e che potrebbero essere ancora conservati nel nucleo.
Obiettivo delle osservazioni e’ stato fotografare il nucleo della cometa, e studiare i possibili effetti sull’atmosfera marziana da parte dei gas e delle polveri rilasciate dalla cometa. Le sonde della Nasa, Odyssey, Mro e Maven, e la sonda Marx Express dell’Agenzia Spaziale Europea in orbita intorno al pianeta rosso hanno ripreso immagini e informazioni per quasi tutte le fasi di avvicinamento e allontanamento e ‘stanno bene’. Le tre sonde americane, spiega la Nasa ”non hanno subito danni dal passaggio della cometa Siding Spring”. Si temeva infatti che le polveri della cometa potessero collidere con le sonde. Per ridurre ogni rischio durante il massimo avvicinamento, avvenuto alle 20,27 ora italiana, le sonde sono state messe per oltre un’ora in ‘posizione di difesa’, dalla parte opposta alla cometa e hanno avuto il pianeta come scudo. Le sonde hanno gia’ cominciato a inviare le informazioni ai centri di controllo sulla Terra ma, avvertono gli esperti della Nasa, ci vorranno molte ore per completare l’invio, poi si potra’ cominciare a elaborare i dati.