E’ un gran giorno per molte delle ragazze che abbiamo in cura, giovani motivate e desiderose di avere un figlio, ma bisognera’ avere pazienza e il percorso non sara’ facile”, anche perche’ i trapianti in Italia sono principalmente legati a organi salva-vita. E’ quanto afferma il professor Luigi Fedele, che dirige il centro per la diagnosi e il trattamento della Sindrome di Rokitansky della Fondazione Ircss Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, commentando la notizia diffusa ieri della nascita di un bambino in Svezia da una donna da questa patologia grazie a un utero trapiantato. Fedele coordina un e’quipe multidisciplinare che comprende ginecologi, infermieri e psicologi, oltre a genetisti, cardiologi, nefrologi e radiologi, specializzati nella gestione di questa patologia, caratterizzata in sostanza dalla mancanza dell’utero e che colpisce in media una nata ogni 5.000. “Il nostro – spiega – e’ il piu’ grande centro in Italia, abbiamo operato piu’ di 250 ragazze affette da questa patologia, alle quali oggi siamo in grado di offrire il recupero della funzione sessuale con interventi mininvasivi che non lasciano cicatrici”. “Per quanto riguarda invece l’ipotesi di un trapianto di utero da donatrice vivente, come e’ accaduto in Svezia – aggiunge Fedele -, bisogna considerare alcune difficolta’ legate in primo luogo alla necessita’ di prelevare oltre all’organo anche una buona dose di vasi sanguigni, cosa che e’ piu’ facile fare con una donatrice cadavere, e poi vi e’ da non sottovalutare che molti comitati etici, soprattutto in Italia, non prenderebbero in considerazione le richieste di trapianto dell’utero, non trattandosi di un organo salva-vita”.
Bimbo nato da utero trapiantato, esperto: impossibile in Italia
