Clima: in UE le catastrofi naturali hanno causato 80.000 morti e danni per 95 miliardi

L’Unione Europea deve investire di piu’ per rendere le regioni preparate a far fronte alle catastrofi naturali. E’ quanto e’ emerso dalla conferenza sui cambiamenti climatici e la qualita’ dell’aria, tenuta dal Comitato delle Regioni dell’Unione Europea a Bologna. Nell’ultimo decennio, nel Vecchio Continente “le catastrofi naturali hanno causato oltre 80 000 morti, con danni per circa 95 miliardi di euro – ha osservato il presidente del Comitato, Michel Lebrun -: recentemente, dopo Regno Unito e Balcani occidentali, sono state tragicamente colpite l’Italia e le sue comunita’. Il clima – ha aggiunto – sta cambiando e se vogliamo ridurre al minimo l’impatto futuro sulle nostre comunita’, dobbiamo agire con urgenza e rendere le nostre citta’ e regioni piu’ resilienti alle calamita’ naturali”. Nell’esprimere solidarieta’ alle popolazioni colpite dalle recenti alluvioni in Italia, Lebrun ha sollecitato l’Ue a intensificare i suoi sforzi per sostenere gli enti locali e regionali nel migliorare la capacita’ di far fronte alle catastrofi naturali assumendo un ruolo guida nella lotta ai cambiamenti climatici stabilendo obiettivi piu’ ambiziosi in vista dei negoziati delle Nazioni Unite in programma l’anno prossimo a Parigi. A nome della Presidenza Italiana dell’Unione Europea, il sottosegretario con delega agli Affari Europei, Sandro Gozi, ha garantito la vigilanza “affinche’ nel piano annunciato dal Presidente eletto della Commissione Jean-Claude Juncker ci siano risorse addizionali per energia e cambiamento climatico”, precisando che, sul cofinanziamento nazionale dei progetti sostenuti dalla politica di coesione dell’Ue, “ci batteremo affinche’ le misure di cofinanziamento dei tanti progetti in atto non vengano incluse nel computo del debito: significa tarpare le ali agli Stati Membri e alle stesse regioni che si impegnano per un’Europa piu’ verde”. Nel corso della conferenza Lebrun ha anche rinnovato il recente invito rivolto dal Comitato all’UE affinche’ fissi tre obiettivi da conseguire entro il 2030: una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 50% rispetto al 1990; una quota di energie rinnovabili del 40% e una riduzione del consumo di energia primaria del 40 %rispetto al 2005.