Ebola, esperto: controlli aerei come quelli post 11 settembre

Ora che il primo malato ufficiale di Ebola è arrivato negli Stati Uniti a bordo di un aereo di linea, gli aeroporti e le compagnie dovrebbero adottare controlli severissimi, ispirandosi a quelli scattati dopo gli attentati dell’11 settembre, anche per evitare gli errori commessi allora. E’ questa l’opinione di Sheldon Jacbson, professore dell’Università dell’Illinois di Urbana-Champaign che da 20 anni si occupa di sicurezza aerea. “Le misure adottate dopo l’11 settembre ci hanno insegnato quello che non dobbiamo fare”, scrive l’esperto, sottolineando che lo screening dei passeggeri deve essere fatto in modo approfondito ma mirato e non a tappeto, sia negli aeroporti di partenza nelle aree a rischio che al momento dell’arrivo negli aeroporti americani. Alcuni paesi africani stanno già facendo questo screening, ma secondo quanto denunciato ieri dalle autorità liberiane, Thomas Eric Duncun avrebbe mentito rispondendo alle domande del questionario compilato a Monrovia prima di partire, non specificando di aver avuto contatti con familiari malati. Per evitare la possibilità Jacbson suggerisce che i viaggiatori presentino documentazione e che nei casi dubbi si compiano analisi del sangue o addirittura, nei casi estremi, una quarantena di tre settimane prima di autorizzare il viaggio. “Questo può sembrare eccessiva, ma questo potrebbe essere un incentivo affinché i passeggeri presentino una documentazione più chiara possibile per evitare ritardi nell’ingresso negli Stati Uniti”.