Ebola: più rischi per l’Occidente senza interventi entro 6 mesi

I Paesi sviluppati come gli Stati Uniti e l’Australia non possono proteggersi dal virus Ebola “ritirandosi nei loro confini”. Anzi, “ora la minaccia di pochi casi importati è bassa. Ma il rischio reale è che il pericolo per Australia, Usa e altri Paesi ricchi sarà più grande entro sei mesi. La miglior difesa è agire adesso e in Africa”. Il monito arriva su ‘Nature’ da uno scienziato, Tim Inglis, microbiologo australiano che si appresta a recarsi in Africa occidentale per contribuire alla lotta contro l’epidemia. Secondo l’esperto, in alcuni Paesi sviluppati il dibattito su come rispondere alla crisi è stato minato da battage mediatico e panico politico. Casi isolati di Ebola portati da operatori sanitari e personale di supporto possono essere efficacemente trattati e sono un prezzo accettabile da pagare per affrontare la malattia alla fonte, sostiene Inglis. “La minaccia che deriva da un paio di casi importati è bassa. Il vero problema è che il pericolo per l’Australia, gli Stati Uniti e altri Paesi sviluppati sarà molto più alto in sei mesi”, scrive lo scienziato che lavora all’University of Western Australia a Nedlands. Lui e i suoi colleghi hanno intenzione di prendere un laboratorio mobile per raggiungere la regione colpita per aiutare chi sta cercando di diagnosticare la malattia in loco. “L’esperienza del passato mi ha dimostrato che un controllo efficace delle infezioni ha bisogno di una forte base scientifica. Gli scienziati sono necessari in prima linea. Il rischio vale la pena”, conclude Inglis.