Sette errori, fra i quali la scarsa formazione del personale sanitario e l’inadeguatezza dei sistemi di protezione individuali, hanno favorito il contagio dell’infermiera spagnola ausiliare Teresa Romero, che ha assistito da volontaria il missionario rimpatriato e deceduto per ebola, Manuel Garcia Viejo. E’ quanto si evince dal rapporto presentato oggi a Madrid dal Consiglio generale di infermeria della Spagna, organo regolatore dei 260.000 infermieri professionali, al termine di un’inchiesta alla quale hanno partecipato esperti sanitari, giuristi specialisti in salute del lavoro, in diritto penale e deontologia professionale. Il rapporto segnala che gli infermieri destinati all’assistenza dei sospetti casi di ebola “non hanno ricevuto una formazione, allenamento e informazione adeguati alle circostanze e al lavoro che dovevano svolgere”. Le altre falle vanno dalle calzature permeabili utilizzate dai professionisti addetti all’unita’ di minaccia batteriologica alle difficolta’ di visione provocate dalle lenti di protezione che si appannavano continuamente; dalla manipolazione dei contenitori di residui da parte dello stesso personale infermieristico all’uso di antisettici spray per la disinfezione delle superfici, che “potevano generare porosita’ nelle tute di protezione”, fino alla manipolazione del cadavere della vittima dell’ebola, per la quale non erano indicate procedure nel protocollo vigente, e alla mancata consultazione del personale sanitario nell’elaborazione degli stessi protocolli. Tutte le falle sono state corrette nelle procedure.
