
Fra falsi allarmi (un aereo e’ dovuto atterrare a Fiumicino per il malore di due persone) ed emergenze reali, continua a crescere il bilancio dell’epidemia di Ebola: il totale dei casi e’ salito a 8.914 e raggiungera’ i 9mila entro la settimana. I decessi sono saliti a 4.447 con una mortalita’ che e’ sempre la stessa, attorno al 50%. In Europa un contagiato di Ebola e’ morto la notte scorsa in Germania, segnando il primo decesso nel paese: si tratta di un dipendente africano dell’Onu portato a Lipsia dalla Liberia. L’uomo, di 56 anni, e’ deceduto in un ospedale della citta’ dell’est della Germania. Escluso il contagio invece per il caso di Bruxelles che aveva fatto ieri preoccupare il Belgio. Del resto, come ha spiegato professor Robert Gallo, immunologo e virologo statunitense, noto soprattutto per aver scoperto nel 1983 il virus Hiv, ”non ci sono al momento virus piu’ potenti di Ebola in Africa e piu’ pericolosi di questo”. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu intanto si e’ riunito per discutere dell’emergenza e gli Usa stanno pensando ad uno ‘zar’ dell’epidemia, un superministro ‘ad hoc’ per affrontare l’emergenza. La sua nomina viene richiesta al presidente americano, Barack Obama, da piu’ parti. In particolare dai repubblicani, che accusato l’amministrazione di agire in maniera abbastanza efficace. Le istituzioni di tutto il mondo ormai non hanno piu’ pudori nel definire Ebola una emergenza prioritaria mondiale, i privati cominciano ad allentare i cordoni delle borse: Mark Zuckerberg e la moglie Priscilla Chan hanno donato 25 milioni di dollari al Center for Disease Control Foundation per combattere l’epidemia di Ebola. “Dobbiamo tenere il virus sotto controllo nel breve termine, in modo che non si diffonda ulteriormente e finisca per diventare una epidemia su larga scala che va avanti per decenni, come per l’Hiv o la polio”, ha affermato il fondatore di Facebook. “Siamo fiduciosi – ha aggiunto – che questo aiutera’ a salvare vite umane”. Ogni guerra, anche quella contro le malattie, ha infatti bisogno di fondi, ed e’ quanto sta accadendo ad uno dei centri di ricerca piu’ prestigiosi negli Usa, che tra le altre cose ha contribuito alla scoperta di ZMapp, il siero anti Ebola, lo Scripps Research Institute in California. Per trovare quelli necessari ad approfondire lo studio di una terapia contro il virus i ricercatori hanno lanciato una colletta on line attraverso un sito di crowfounding. L’obiettivo di Erica Ollmann Saphire, a capo del laboratorio che studia Ebola, e’ raccogliere attraverso il sito Crowdrise 100mila dollari per poter acquistare uno strumento fondamentale per il lavoro di ricerca. Resta alta la preoccupazione anche per i ricoverati a Dallas e a Madrid. L’infermiera americana Nina Pham, 26 anni, rimasta contagiata dal virus dell’Ebola dopo essersi presa cura del paziente liberiano Eric Duncan poi morto, ha ricevuto una trasfusione di sangue dal Kent Brantly, il primo americano ad essere contagiato e sopravvissuto. Il medico, guarito grazie ad una cura sperimentale, ha donato il sangue a tre pazienti, inclusa l’infermiera. La giovane e’ in cura nel Texas Health Presbyterian Hospital di Dallas ed e’ entrata in contatto con Duncan insieme ad almeno altre 70 persone.