Medicina: dislessia, scoperte le basi genetiche dei deficit visivi

dislessiaE’ noto come nella dislessia il sistema visivo sia deficitario: in particolare, e’ stato riscontrato che la dislessia e’ spesso associata ad un deficit nell’elaborazione del sistema magnocellulare-dorsale, la via visiva specializzata nell’analisi delle relazioni spaziali e del movimento, anche di quello illusorio. Nessuno studio prima d’ora aveva pero’ mai identificato correlati genetici che potessero portare ad un deficit specifico della via magnocellulare-dorsale (M-D) e a un deficit nella percezione del movimento illusorio. In uno studio appena pubblicato su Cerebral Cortex, un gruppo di ricerca dell’Universita’ di Padova, IRCCS Medea, Vita e Salute San Raffaele, Milano-Bicocca e Universite’ Laval del Quebec, ha dimostrato per la prima volta che la percezione del movimento illusorio, specificamente elaborata dalla via M-D, e’ danneggiata in bambini con dislessia evolutiva, sia in confronto con bambini a sviluppo tipico di pari eta’ sia rispetto a bambini di pari abilita’ di lettura (quindi piu’ piccoli di eta’). Quest’ultimo confronto risulta fondamentale, perche’ esclude che tale deficit visivo sia il semplice effetto della minore abilita’ di lettura che caratterizza la dislessia. Non solo. Per la prima volta sono stati identificati correlati genetici che possono portare ad un deficit specifico della via M-D. Lo studio mostra come anche adulti senza dislessia ma che presentano questa specifica variante genetica mostrino un deficit nella percezione del movimento illusorio. Questi risultati mostrano il primo dato sulle basi genetiche del movimento illusorio e anche il primo dato sulle basi genetiche di un deficit visivo nella dislessia. ”Nel movimento illusorio l’oggetto percepito in movimento e’ in realta’ statico. Cio’ e’ dovuto sia al modo di operare del nostro sistema visivo che ad alcune caratteristiche dell’immagine. Bambini con dislessia e delezione necessitano di ancor piu’ contrasto per vedere il movimento illusorio sia rispetto a dislessici senza delezione che in confronto a bambini a sviluppo tipico”, sottolinea Simone Gori, tra gli autori dello studio. Infine lo studio apre nuove prospettive in piu’ direzioni: la possibilita’ di individuare bambini a rischio per la dislessia ben prima che inizino a leggere e addirittura la possibilita’ di allenare la via magnocellulare-dorsale dove deficitaria prima delle scuole elementari, in modo da diminuire l’incidenza della dislessia, sembrano adesso obiettivi a portata di mano.