Ricerca: dimostrata l’eredità a distanza, almeno fra le mosche

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ricerca medicaEsiste la telegonia, o eredita’ a distanza, un’idea inizialmente proposta nell’antica Grecia, secondo cui la prole puo’ ereditare caratteristiche di un precedente compagno sessuale della madre? Scienziati australiani hanno dimostrato per la prima volta che la prole puo’ assomigliare al precedente partner sessuale della madre – almeno fra le mosche. I ricercatori dell’Universita’ del Nuovo Galles del Sud, guidati dall’ecologa evolutiva Angela Crean, hanno dimostrato che lo sperma di un precedente partner puo’ penetrare un ovulo in evoluzione, influenzando il suo sviluppo nonostante questo sia stato fecondato da un altro maschio. Il fenomeno della telegonia e’ stato screditato quando gli scienziati hanno stabilito, piu’ di un secolo fa, che i geni sono la via dominante attraverso cui i tratti individuali si trasmettono dai genitori alla prole. “Prima che fosse scoperta la genetica, si credeva che la telegenia si verificasse, e ne ha persino parlato Charles Darwin nell’Origine della specie”, scrive Crean sulla rivista Ecology Letters. “Ma una volta compresi i fenomeni della genetica, quel meccanismo non aveva senso ed e’ stato scartato”. Nella nuova ricerca sono state tuttavia osservate particolari forme di eredita’ non genetica, fra cui il fenomeno secondo cui l’ambiente del padre puo’ influenzare le dimensioni della prole. Ad esempio, le larve alimentate con una dieta ricca di nutrienti si sono sviluppate in insetti piu’ grandi e hanno poi trasmesso la condizione ai ‘discendenti’. Le larve alimentate con una dieta povera si sviluppavano invece in adulti piu’ piccoli, e cosi’ la loro prole. “Per questo sappiamo che non era un effetto genetico, perche’ abbiamo manipolato le condizioni delle mosche stesse”, spiega Crean. Per scoprire come simili caratteristiche si possono trasmettere alla prole, Crean e i suoi collaboratori hanno spinto oltre la ricerca, accoppiando con mosche femmine maschi sia piccoli che grandi e poi studiandone la prole. Hanno cosi’ scoperto che la grandezza della prole era determinata da quella del primo maschio con cui la madre si era accoppiata, piuttosto che del secondo maschio, vero padre biologico. “Nella prossima fase della ricerca, dovremo cercare di stabilire come questo avviene”, conclude la studiosa australiana.