Scienza: è morto il prof. Mario Comporti, pioniere degli studi sulla patologia da radicali liberi

E’ morto a Siena il professor Mario Comporti, illustre medico e patologo, tra i primi ricercatori a individuare la cosiddetta patologia da radicali liberi. Aveva 79 anni. I funerali si svolgeranno lunedì mattina, alle ore 9, presso l’Oratorio della Contrada della Giraffa nella città del Palio. L’annuncio della scomparsa è stato dato dal rettore dell’Università di Siena, Angelo Riccaboni, dove ha svolto gran parte della sua carriera accademica. Mario Comporti è nato a Siena nel 1935 e, dopo gli studi classici, ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia (110/110 e lode e stampa della tesi) ed ha iniziato la carriera universitaria presso l’Università di Siena. Dopo un periodo di lavoro trascorso a Torino, negli Stati Uniti (University of Tennessee), ed a Pisa, ed aver conseguito la Libera Docenza, è stato nominato professore ordinario e direttore dell’Istituto di Patologia Generale dell’Università di Pisa. Successivamente si è trasferito, con la stessa qualifica, a Siena dove ha svolto, dal 1974, la sua attività di ricerca scientifica e di docenza. È stato membro di qualificate istituzioni di ricerca americane e inglesi, di commissioni scientifiche Nato, di comitati editoriali di riviste scientifiche anglosassoni e di comitati di revisori di progetti europei.
Mario Comporti stato anche Visiting Professor presso Università americane. Nel 1986 è stato insignito della Medaglia d’Oro al Merito della Cultura e della Scienza dal Ministero della Pubblica Istruzione. La sua ricerca è stata essenzialmente incentrata sullo studio, a livello molecolare, delle alterazioni ossidative abnormi che stanno alla base di una notevole quantità di processi patologici. I suoi studi in questo campo sono stati tra i primissimi a individuare la cosiddetta patologia da radicali liberi (patologia da stress ossidativo). È autore di oltre 450 pubblicazioni scientifiche, la maggior parte delle quali su riviste internazionali di alto prestigio. Nel 1985 Mario Comporti ha pubblicato la raccolta di poesie Deriva di Orizzonti (Sciascia); nel 1996 la raccolta Intangibile Quiete (Le Lettere); nel 2000 la raccolta Dissolvenza degli Spazi (Le Lettere); nel 2006 la raccolta Il Sestante del Tempo (Le Lettere).
In questi ultimi anni ha fatto parte di giurie di Premi Letterari, ha avuto presentazioni da Accademie Letterarie ed è stato invitato reiteratamente (2000 e 2001) a leggere le sue liriche alla manifestazione ”Scuole di Lettura in Biblioteca” presso la Biblioteca Nazionale di Firenze. Nel 2009 l’opera poetica di Comporti è stata presentata al ”Gabinetto Vieusseux” (Firenze) a cura di Maria Luisa Spaziani. Nel 2010 Mario Comporti è stato insignito del Premio Letterario alla carriera dall’Accademia Internazionale ”Le Muse”, per la Musa Calliope, in Palazzo Vecchio (Firenze), nell’ambito della XLV edizione del Premio. ”Il professor Comporti – ha detto il rettore Riccaboni – è stato uno dei più autorevoli esponenti della comunità scientifica italiana e internazionale, uno dei nomi di maggior prestigio. Attraverso la sua opera di ricercatore e docente ha dato lustro al nostro Ateneo. Abbiamo perso uno studioso di grande valore, ma anche una persona di spiccata umanità, gentilezza e pacatezza”. “La sua profonda cultura, che spaziava in campi anche molto distanti da quelli professionali, la sua onestà di docente e scienziato rimarranno sempre vivi nella memoria di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo”, ha ricordato la professoressa Rosella Fulceri, direttore del dipartimento di Medicina molecolare e dello sviluppo.
La sua ricerca – come evidenziato in un profilo pubblicato dall’ex dipartimento di Fisiopatologia, Medicina Sperimentale e Sanità Pubblica – è stata incentrata sulla tematica della ”patologia da radicali liberi, stress ossidativo ed antiossidanti”, argomenti questi che sono oggi di largo dominio, ma che ai tempi in cui il prof. Comporti cominciò a lavorare (oltre 40 anni fa) erano quasi del tutto sconosciuti. Comporti intuì che dietro al fenomeno già noto come irrancidimento degli oli e dei grassi, si nascondeva un problema ben più importante della semplice degradazione degli alimenti ed, attraverso studi condotti su modelli di patologia cellulare,dimostrò, in maniera del tutto pionieristica, che un simile processo si può verificare nei lipidi delle membrane cellulari ed è innescato dai radicali derivati dal metabolismo di vari tossici e da forme tossiche derivate dall’ossigeno. Questi studi ebbero una vasta eco in molti laboratori italiani e stranieri contribuendo ad aprire un nuovo capitolo nella patologia (quello appunto dello stress ossidativo), che va dalle alterazioni epatiche di origine tossica, alle alterazioni dell’apparato respiratorio, alle alterazioni del sistema cardiovascolare (aterosclerosi, etc.).