
Sono trenta gli escursionisti italiani bloccati dalla violenta tempesta di neve che all’inizio della settimana ha colpito il nord del Nepal, ma nessuno di loro e’ in pericolo. Lo hanno riferito all’ANSA fonti diplomatiche. Alcuni di loro, si e’ appreso “sono stati recuperati dai soccorritori, mentre altri sono ancora sui sentieri ma sono sani e salvi. Hanno fatto avere notizie di loro attraverso i telefonini e sono quindi stati localizzati”. Al momento non risulta quindi nessun italiano tra il numero di dispersi che, secondo alcune stime non ufficiali, sarebbero un centinaio. Nella calamita’ sono morte 32 persone, ma potrebbe essere un bilancio ancora provvisorio. Anche Adriano Favre, direttore del soccorso alpino valdostano, e tre altri alpinisti italiani che stavano scalando una cima del massiccio a 7 mila metri di quota sono stati portati in salvo da un elicottero. Dopo la bufera, avevano ospitato nel loro campo alcuni gruppi di escursionisti in difficolta’. In un comunicato, l’esercito nepalese ha riferito di aver soccorso oggi 39 persone, stranieri e nepalesi, dall’area del passo di Thorang La, nel distretto di Mustang. Sei di loro sono “in gravi condizioni e sono stati immediatamente trasportati a Muktinath”, che e’ uno dei punti di partenza del trekking. I militari hanno recuperato quattro corpi sepolti sotto la neve, mentre le salme di altre vittime sono state portate a Kathmandu. I morti sono di nazionalita’ israeliana, polacca, canadese, slovacca, indiana, vietnamita. Sul circuito, che e’ molto popolare tra gli appassionati di montagna, c’erano circa 150 israeliani secondo un’agenzia di trekking che aveva organizzato il loro viaggio.