
Il torrentello dietro casa, che non ha neanche un nome, è straripato. Sono caduti tre alberi. La casa è isolata, nell’intercapedine ci sono 30 centimetri d’acqua e la via che collega col centro del paese è un fiume d’acqua. Siamo alle porte di Genova, nel comune di Mignanego, in alta Val Polcevera, sotto il passo dei Giovi. “Ho un torrente in casa – dice Stefania Conti, proprietaria dell’ immobile, che per sfogarsi posta foto e frasi sui social network – Siamo isolati. Per fortuna la mia casa è costruita sulla roccia, ma vivo in mezzo a un bosco e la terra non ce la fa più ad assorbire l’acqua”. Mentre fuori piove a catinelle, aiutata dai due figli, Stefania ha sparpagliato catini per la casa: uno nella stanza del figlio sedicenne, un altro in lavanderia, un terzo nella cabina armadio, come riporta l’Ansa. Nel frattempo ha cercato di lanciare l’allarme per informare qualcuno sulla situazione della zona delle Vigne, una località con tre case, compresa la sua, tutte isolate. “Ho chiamato il Comune, non risponde nessuno – denuncia – Allora ho chiamato i carabinieri, mi hanno suggerito di chiamare il Comune di Genova. Genova mi ha detto di chiamare la Protezione civile e quelli mi hanno detto di chiamare il mio Comune. Siamo soli”. La strada delle Vigne è comunale, ma “in 15 anni il Comune non ha mai fatto niente per sistemarla – dice la donna -. E 15 anni fa, per costruire la casa ho pagato 35 milioni di lire di oneri di urbanizzazione, sono passati tre sindaci e siamo sempre allo stesso punto”. E aggiunge: “Mi rendo conto che la mia è una storia tra il ridicolo e l’assurdo, una grande, piccola storia personale in mezzo a danni, disastri, drammi e un cambiamento climatico inesorabile, largamente annunciato, che ci ha trovato impreparati perché nessuno ha ascoltato gli allarmi”.