
In arrivo nuove tecniche neurofisiologiche in grado di valutare la funzione di circuiti cerebrali il cui malfunzionamento causa malattie come le demenze. In futuro, queste tecniche potrebbero essere la base per programmi di neuro-riabilitazione piu’ efficaci. E’ il frutto di uno studio internazionale, pubblicato sulla rivista Journal of Neuroscience, e a cui ha partecipato anche l’Universita’ Campus Bio-Medico di Roma. Per la prima volta al mondo i ricercatori hanno potuto valutare il funzionamento di circuiti complessi della corteccia cerebrale, composti da oltre 20 tipi di neuroni, e che sono coinvolti nelle funzioni della memoria. “Utilizzando tecniche di stimolazione magnetica transcranica, un tipo di stimolazione del cervello superficiale e non invasiva – ha spiegato Vincenzo Di Lazzaro, direttore della Cattedra di Neurologia dell’Universita’ Campus Bio-Medico di Roma – siamo riusciti a dimostrare l’esistenza di circuiti di neuroni tra loro indipendenti anche in un’area molto ristretta del cervello umano. Pur se spazialmente vicini, questi circuiti possono essere attivati selettivamente. Modulandoli, percio’, attraverso la stimolazione magnetica, si possono ottenere effetti su specifiche forme di plasticita’ cerebrale, ovvero l’insieme dei cambiamenti della corteccia cerebrale che si verificano durante l’apprendimento e che sono alla base, ad esempio, della funzione mnemonica”. Oltre che per lo sviluppo di nuove forme di neuro-riabilitazione, le ricadute saranno applicabili a diversi campi delle neuroscienze: dalla psicologia allo studio dei processi di apprendimento.