Ogni giorno in Italia il cemento ‘si mangia’ 70 ettari di suolo verde, si tratta di 8 metri quadri al secondo che finiscono sigillati e impermeabilizzati dal calcestruzzo, eppure si continua a costruire “nonostante il prodotto dell’attuale edilizia non corrisponda alle necessita’ della popolazione”. I dati sono dell’Ispra, che segnala come ormai il 7,3% del suolo italiano sia stato cementificato, a questi si aggiungono quelli Ance-Cresme secondo i quali 5,7 milioni di italiani vivono in aree ad alto rischio idrogeologico, direttamente legato alla cementificazione selvaggia, con gli eventi che causano 3,5 miliardi di danni ogni anno. Dall’inizio dell’attuale legislatura, poi, gli eventi calamitosi considerati di rilievo sono stati 44 e hanno provocato oltre ai pesanti dani economici di cui si e’ gia’ detto, anche 51 morti, 58 feriti e migliaia di sfollati. E’ sulla base di questo quadro che si chiede di sbloccare il “corposo dossier” che contiene tutte le proposte di legge sul consumo di suolo, “il cui iter bloccato sarebbe necessario riavviare al piu’ presto”.
La situazione e’ grave e urgente, e allora “o si approva la legge o si proceda con un decreto legge”, chiede Mario Catania, deputato di Scelta Civica, presidente della Commissione d’inchiesta sulla contraffazione che come ministro delle Politiche agricole del governo Monti aveva elaborato un disegno di legge del governo per arrestare la cementificazione dei terreni agricoli. “Se il Parlamento e’ capace di approvarla bene- chiede Catania a margine di una conferenza stampa alla Camera- o in alternativa il Governo scenda in campo e vari un decreto legge”. Tenendo conto che “sono stati fatti 49 decreti legge su cose meno importanti, se ne faccia uno sulla cementificazione”, chiede il deputato Sc, tenendo conto che i requisiti di urgenza e necessita’ ci sono visti “i morti e la tanta sofferenza per le conseguenze del dissesto”.
Insomma, visto che il dossier che racchiude le proposte di legge contro il consumo di suolo “nonostante la straordinarieta’ con cui sarebbe auspicabile trattare un argomento di questa portata e’ attualmente invischiato in un lentisimo iter parlamentare”, ribadisce Mario Catania, deputato di Scelta Civica e presidente della Commissione d’inchiesta sulla contraffazione, “chiediamo di sbloccarne il percorso: se fosse necessario anche adottando la decretazione d’urgenza”. Il problema del consumo del suolo, dichiara Danilo Selvaggi, direttore generale Lipu-BirdLife Italia, intervenuto in conferenza stampa, “attraversa le nostre vite, droga l’economia, deforma la relazione che abbiamo con il territorio. Perdiamo suolo agricolo ma anche habitat naturali, aree montane, boschi, zone umide che fanno dell’Italia ancora oggi il Paese con piu’ biodiversita’ d’Europa”. Come se non bastasse, “le questioni climatiche hanno reso il tema evidentemente drammatico”. Insomma, “un mix micidiale, che ci richiede interventi di messa in sicurezza urgenti ma anche una vera e propria rivoluzione culturale- conclude Selvaggi- stop al consumo di suolo, rigenerazione agricola e urbana, rinaturalizzazione del territorio”.
“La velocita’ dei fenomeni calamitosi legati ai cambiamenti climatici e’ inversamente proporzionale a quella delle risposte che siamo in grado di porre in essere- aggiunge Gaetano Bendetto, direttore Politiche ambientali del Wwf- e cosi’ accade che in Italia la rapidita’ e la frequenza dei disastri alluvionali e’ inversamente proporzionale alle decisioni che dovremmo assumere per fermare la cementificazione del territorio o intervenire almeno nelle aree di massimo rischio”. La vittima “predestinata” della cementificazione “e’ la campagna, un habitat fondamentale per ‘arginare’ alcuni degli effetti disastrosi del cambiamento climatico- dice Benedetto- le aree agricole sono, infatti, in grado di assorbire le acque meteoriche, sono capaci di garantire lo spazio necessario per l’espansione delle acque di piena nelle esondazioni dei fiumi, prima che queste travolgano le citta’ o i nuclei abitati”. Invece, “mentre i disastri si susseguono, si continua a costruire ovunque- lamenta il direttore Politiche ambientali del Wwf- non si chiudono le pianificazioni paesaggistiche che impongono i vincoli di inedificabilita’ e si derogano, sino a stravolgerli, i piani regolatori vigenti”. Per il Wwf, quindi, “il Parlamento e il Governo in questo quadro dovrebbero mettere come priorita’ i lavori che riguardano il consumo del suolo e chiuderli con la stessa rapidita’ con cui sono stati chiusi altri provvedimenti”, conclude Benedetto.
“La velocita’ dei fenomeni calamitosi legati ai cambiamenti climatici e’ inversamente proporzionale a quella delle risposte che siamo in grado di porre in essere- aggiunge Gaetano Bendetto, direttore Politiche ambientali del Wwf- e cosi’ accade che in Italia la rapidita’ e la frequenza dei disastri alluvionali e’ inversamente proporzionale alle decisioni che dovremmo assumere per fermare la cementificazione del territorio o intervenire almeno nelle aree di massimo rischio”. La vittima “predestinata” della cementificazione “e’ la campagna, un habitat fondamentale per ‘arginare’ alcuni degli effetti disastrosi del cambiamento climatico- dice Benedetto- le aree agricole sono, infatti, in grado di assorbire le acque meteoriche, sono capaci di garantire lo spazio necessario per l’espansione delle acque di piena nelle esondazioni dei fiumi, prima che queste travolgano le citta’ o i nuclei abitati”. Invece, “mentre i disastri si susseguono, si continua a costruire ovunque- lamenta il direttore Politiche ambientali del Wwf- non si chiudono le pianificazioni paesaggistiche che impongono i vincoli di inedificabilita’ e si derogano, sino a stravolgerli, i piani regolatori vigenti”. Per il Wwf, quindi, “il Parlamento e il Governo in questo quadro dovrebbero mettere come priorita’ i lavori che riguardano il consumo del suolo e chiuderli con la stessa rapidita’ con cui sono stati chiusi altri provvedimenti”, conclude Benedetto.
