Future Forum 2014: come genetica e ambiente influenzano il libero arbitrio

Future Forum IMMAGINE LOGONon solo l’ambiente, ma anche i fattori genetici possono condizionare i comportamenti dell’uomo, influenzare il libero arbitrio e la capacità di controllo di impulsi automatici. E di conseguenza aumentare o diminuire la probabilità che insorgano comportamenti criminali, con tutto ciò che ne deriva: come questi casi vengono trattati in tribunale e quali sono le pene e le riabilitazioni più adeguate.
Con il professor Michele Morgante dell’Università di Udine e Pietro Pietrini, ordinario di biochimica e biologia molecolare clinica all’Università di Pisa , questa sera al Future Forum 2014 si è parlato delle conseguenze sul futuro degli studi genetici, «che negli ultimi anni – ha introdotto Morgante – stanno vivendo uno sviluppo sempre più rapido. Nel prossimo futuro potremo capire meglio quali sono i determinanti genetici delle caratteristiche fenotipiche e dei nostri comportamenti. Ci vuole però ancora uno sforzo di “modellizzazione” e teorizzazione che finora e mancato. E potrà essere d’aiuto anche riuscire ad attingere al contributo di altre discipline, con l’obiettivo riuscire a rendere il nostro fare ricerca molto più predittivo che descrittivo». Che cosa stiamo ora imparando dalla genetica in termini di libertà del nostro agire l’ha spiegato Petrini, che peraltro è stato il primo al mondo ad applicare anche un esame neuroscientifico e del dna alla perizia psicologica “classica” in un caso di omicidio successo proprio a Udine nel 2007. Gli esami hanno confermato fra l’altro la presenza di alcuni fattori genetici associati ad uno scarso controllo di comportamenti automatici e dell’aggressività. Si è arrivati poi a una sentenza di secondo grado più lieve per l’omicida. «Così come i fattori ambientali, i fattori genetici non determinano necessariamente un comportamento, ma lo condizionano – ha precisato Pietrini –. È necessario spostare la lancetta da “bad” a “mad”: ci sono comportamenti automatici, espressione diretta di una patologia, che le persone non compiono per scelta, ma perché non li possono controllare. Non c’è determinismo, c’è un aumento di probabilità di sviluppare alcuni comportamenti in presenza di un determinato fattore genetico». Di qui la prima necessità in Italia. «Considerare le patologie psichiatriche alla stessa stregua delle altre patologie che colpiscono l’organismo – ha rimarcato Pietrini –: questo è il primo passo che porta a classificare correttamente i comportamenti umani». E, in caso di comportamenti criminali anche a identificare qual è la pena e quali le forme di riabilitazione più idonee.