
Basterebbe guardare alla storia di questo Paese, per capire quanto moderna e illuminata fosse la visione politica di quel ministro geologo, Quintino Sella, che nell’istituire nel 1861 il Servizio Geologico Nazionale, consentì all’Italia di diventare in pochi anni un modello di sviluppo economico e culturale per tutti i paesi europei, proprio attraverso quelle scienze della terra che sono sin troppo evidentemente strategiche per un Paese come il nostro.
Oggi quella strutturazione intellettuale delle politiche di sviluppo non esiste più, avendo da anni abdicato ai saperi in favore di politiche di finanza troppo ragionieristiche per poter comprendere l’importanza di investire nel completamento della carta geologica d’Italia, di potenziare i dipartimenti di geoscienze e di arricchire la pubblica amministrazione di quei saperi geologici fondamentali nelle scelte di programmazione”.
Geologi, un “bollettino di guerra”: fiumi e laghi che esondano, frane e vittime
