
“La Stazione spaziale internazionale e’ la prova tangibile che come esseri umani abbiamo messo un piede nello spazio – ha ricordato il capitano -. Sono ormai quasi 15 anni che e’ abitata permanentemente. Cio’ vuol dire che quelli di noi che ancora non sono andati alle superiori non hanno vissuto nemmeno un singolo giorno senza che ci fosse qualcuno nello spazio. Sulla stazione ci sono rappresentanti di tutti i partner del progetto. Ci siamo noi europei, gli americani, russi, giapponesi, canadesi. E’ un grande progetto internazionale. E’ una prova veramente tangibile che quando si ha un obiettivo comune, si riescono a fare cose eccezionali, coordinando le esigenze, gli interessi e le modalita’ di lavoro di tanti partner differenti in giro per il mondo”. Per quanto riguarda i temi che i nostri astronauti decidono di portare come colonna portante della missione, Cristoforetti ha scelto quello della nutrizione. “Gli astronauti vivono per sei mesi in un ambiente estremamente stressogeno per il corpo umano e per la mente – ha sottolineato -. A seguito di cio’, favorisce in tempi accelerati lo sviluppo di quei disequilibri, che sulla Terra subiscono tutti, ma in tempi piu’ lunghi e che poi sono il substrato sul quale si sviluppano quelle malattie legate allo stile di vita. Da quelle cardiovascolari al diabete”.
“Sia per gli astronauti sia per le persone che vivono sulla Terra, nutrirsi in modo oculato e’ importante – ha ricordato l’astronauta italiana -. Il messaggio che si vuole passare e’ che il cibo non e’ solo una fonte di energia e di piacere, ma e’ anche un messaggero per le cellule del nostro corpo. A seconda di cio’ che io ingerisco, do un messaggio alle mie cellule di comportarsi in un modo o in un altro. E a seconda del messaggio che invio avro’ piu’ probabilita’ di restare in salute e in benessere a lungo”. A questo proposito, nel programma di Futura sono previsti esperimenti e ricerche sulla fisiologia umana, analisi biologiche, stampa di oggetti in 3D in assenza di gravita’. Ed e’ proprio la condizione di microgravita’ che permette di studiare il comportamento degli elementi da un punto di vista privilegiato, rendendo queste ricerche di eccezionale valore scientifico. “La ricerca che si volge nello spazio, da una parte e’ ricerca fondamentale – ha aggiunto Cristoforetti -: si tratta di comprendere meglio alcuni fenomeni fisici e delle scienze della vita. Per esempio come funziona il nostro corpo. Ci sono poi filoni di ricerca che hanno delle applicazioni tecnologiche immediate. L’assenza di peso permette di fare cose che a Terra non sarebbero possibili. Per esempio la cristallizzazione delle proteine”.
Entrando nei dettagli, “sulla Iss e’ possibile far crescere dei cristalli molto piu’ grandi e meglio strutturati per poi poterli studiare – ha detto Cristoforetti -. Nelle proteine la struttura e’ legata alla funzione, e quindi capire come funzionano determinate proteine puo’ portare allo sviluppo di medicine per curare delle patologie”. La missione del capitano Cristiforetti, peraltro, avra’ anche un’altra valenza molto forte: quella sociale. Infatti, sulla Stazione spaziale internazionale arrivera’ il tricolore dei piloti disabili: il We fly team. L’obiettivo e’ offrire dallo Spazio una visione inclusiva della diversita’. Non per i disabili, ma per tutti gli altri. “I piloti della pattuglia acrobatica We Fly – ha raccontato l’astronauta -, sono amici da quando ebbi l’occasione di incontrarli e fare un volo con uno di loro: Alessandro. All’inizio ero un po’ perplessa, eravamo su questo aereo ultraleggero e io non ero abituata, venendo dal volo militare. Inoltre, c’erano i comandi modificati, che gli permettevano di pilotare l’apparecchio senza l’uso dei pedali. Poi, pero’, ha prevalso il volo”.
“Ero affascinata da questa esperienza molto particolare – ha sottolineato l’astronauta -. Un po’ mi sono vergognata di questo momento di disagio che ho avuto, chiedendomi il perche’. Da qui ho deciso di portare la bandiera nello Spazio di questo progetto comune che abbiamo: We Fly con Futura, osa volare. E’ un messaggio che loro incarnino piu’ di quanto ogni parola possa spiegare. Ed e’ quello di non farti dare limiti artificiali che non siano veramente i tuoi. E soprattutto non darteli tu stesso, ma se gai dei sogni e delle ambizioni prova a trovare una strada. Tante volte un ostacolo e’ solo un messaggio che la vita ti da. Devi trovare un’altra strada – ha concluso Samantha Cristoforetti -, ma non vuol dire che non puoi arrivare a destinazione”.
