Ricercatori del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologie (Icgeb) di Trieste e del Salk Institute for Biological Studies di San Diego hanno scoperto una nuova “chiave” per riparare i cuori danneggiati da un infarto. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista “Cell Stem Cell”. Il team internazionale propone di stimolare la riparazione del cuore infartuato e rigenerare le cellule cardiache danneggiate bloccando l’azione di alcuni microRNA. Si tratta di brevi frammenti di RNA che regolano le funzioni cellulari, individuati come responsabili dell’incapacita’ di proliferazione delle cellule che danno al cuore la sua funzione di pompa e “muoiono” progressivamente, senza essere rimpiazzati, in caso di malattie cardiache. I microRNA controllano, in pratica, “il destino delle cellule dell’organismo”, spiega dal Laboratorio di Medicina Molecolare dell’ICGEB la ricercatrice Serena Zacchigna. Partendo dallo studio dello ‘zebrafish’, piccolo pesce di acqua dolce che ha straordinarie capacita’ di rigenerare i tessuti danneggiati, gli scienziati hanno individuato quattro microRNA che hanno un ruolo chiave nel bloccare il processo di rigenerazione: “Sono infatti naturalmente inibiti durante il processo di autoriparazione messo in atto dallo zebrafish ma, al contrario, sono attivi negli esseri umani” aggiunge la ricercatrice. Bloccando la loro azione con specifici inibitori di microRNA, “abbiamo osservato in laboratorio che le cellule di cuore umano, in vitro, riescono a crescere e siamo anche riusciti a ‘guarire’ il cuore di alcuni roditori inducendo la rigenerazione delle cellule cardiache”. Un passo avanti importante nella lotta contro le malattie cardiache: “i tempi – conclude Zacchigna – per arrivare alla sperimentazione clinica di molecole di anti-microRNA potrebbero non essere lunghissimi”.
