
L’esperimento punta ad analizzare un campione dalla superficie della cometa, alla ricerca di tracce che spieghino l’origine del Sistema solare.
“Abbiamo ricevuto tutto. Tutto s’è svolto esattamente come previsto. S’è potita effettuare la rotazione per ottimizzare la ricezione della luce sui pannelli solari”, ha detto Bibring in un’intervista dal centro di controllo di Philae a Colonia.
“E’ terminata questa prima fase assolutamente favolosa e nulla è diverso da ciò che avevamo previsto. Questo ci dà una spinta a continuare l’esplorazione”, ha detto Bibring, il quale s’è detto convinto “che si sarà in grado di mantenere Philae in vita finché i suoi pannelli solari potranno ricaricarsi sufficientemente avvicinandosi al sole”.
La fine della prima sequenza scientifica corrisponde alla fine prevista della durata della vita della batteria di Philae. Ora batterie solari, a potenza ridotta, dovrebbero garantire la sopravvivenza, in attesa di “tempi migliori”.
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