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Potente nevicata da “lake effect” sommerge Buffalo, all’origine dell’evento i forti contrasti termici fra aria gelida e il lago Erie
Con la discesa dei primi blocchi di aria gelida dall’Artico canadese sul nord degli Stati Uniti inizia la stagione delle forti nevicate da “Lakes effects”, lungo l’area dei Grandi Laghi nord americani. Nella giornata di ieri, martedì 18 Novembre 2014, una forte nevicata da “lake effect” ha letteralmente sommerso di neve fresca la città di Buffalo, nello stato di New York, particolarmente esposta, assieme a Chicago e Detroit, a questo tipo di bufere di neve. Il fenomeno del “Lakes effects snow”, caratteristico del nord degli USA, si produce ogni qual volta una massa d’aria gelida in quota, di origini artiche, scivolando verso il nord degli States tende a scorrere sopra la più mite superficie dei grandi bacini lacustri nord-americani, le cui temperature superficiali rimangono piuttosto elevate anche nel cuore della stagione invernale. I forti contrasti termici che si determinano sopra la più calda superficie lacustre rafforzando il “gradiente termico verticale” (notevoli differenze termiche fra alta e bassa troposfera), favorendo l’innesco di una forte attività convettiva (violenti moti ascendenti della colonna d’aria) che agevola la formazione di imponenti annuvolamenti cumuliformi (cumuli in rapida crescita e cumulonembi) in grado di apportare precipitazioni diffuse, che spesso assumono carattere di rovescio o temporale se i contrasti termici sono molto forti.
Il fenomeno del “lake effect” visto dalla città di Buffalo
L’insorgenza dell’instabilità convettiva e della nuvolosità cumuliforme viene spiegata dal fatto che a contatto con la più mite superficie marina la massa d’aria gelida, di lontane origini artiche canadesi, si riscalda e si carica di umidità fin dagli strati più bassi, instabilizzandosi al proprio interno e determinando la rapida formazione delle nubi cumuliformi (cumulonembi in aria fredda) che vengono spinte dai venti dominanti verso le rispettive aree costiere sopravento, dove danno la stura a persistenti precipitazioni, che assumono prevalente carattere nevoso fino alle coste, visto lo scivolamento di masse d’aria molto fredde, che mantengono le loro originali caratteristiche gelide in quota. Ciò rende le precipitazioni prevalentemente nevose fino alle aree costiere, favorendo anche accumuli molto abbondanti, grazie all’intensità e alla persistenza di queste, che spesso si associano a venti piuttosto intensi che possono raggiungere l’intensità di burrasca. Nel caso di Buffalo, la forte nevicata che ieri ha imbiancato la città, è stata prodotta dallo scivolamento di un nucleo di aria gelida che dall’Arcipelago Artico canadese si è fiondato sopra l’area dei Grandi Laghi, dopo aver attraversato gli stati canadesi del Manitoba e dell’Ontario. La massa d’aria gelida, di lontane origini artiche canadesi, ha raggiunto il lago Erie, traboccando tramite l’inserimento di una fredda ventilazione da SO e O-SO che si è caricata di umidità sopra l’ancora calda superficie di questo lago.
Raccogliendo un ingente quantitativo di umidità, sopra la superficie del lago Erie, la massa d’aria artica si è notevolmente scaldata, nei bassi strati, e instabilizzata, tanto da favorire lo sviluppo di imponenti cumulonembi che dal settore orientale del lago Erie si sono diretti verso la città di Buffalo, scaricando su questa forti rovesci di neve, e persino dei temporali di neve nella serata di lunedì 17 Novembre, nella fase iniziale del “lake effect”, con lampi e tuoni che accompagnavano i forti rovesci di neve. Anche dall’analisi del campo del vento, alla quota isobarica di 500 hpa, si evince come anche in quota i venti, orientati da SO, erano più che idonei per produrre significative nevicate da “lake effect” sull’area di Buffalo, aperta ai venti che sfondano da SO e O-SO. Inoltre il lago Erie, poco prima dell’affondo dell’ondata di freddo, presentava temperature superficiali più elevate rispetto agli altri laghi che favoriva una maggior evaporazione, e quindi un maggior rilascio di aria umida allo strato d’aria sovrastante che ha contribuito ad enfatizzare le precipitazioni. In alcuni quartieri di Buffalo, come nella zona meridionale e quella orientale, gli accumuli di neve fresca sono stati davvero eccezionali per il mese di Novembre. Addirittura nel sobborgo di Lancaster, sul lato est della città, è caduto oltre un metro di neve, dopo ore di fitte e persistenti nevicate, che spesso si sono manifestate sotto forma di forti rovesci di neve che hanno azzerato la visibilità orizzontale a pochi metri.
Per fortuna, questa fase di freddo che da giorni investe il nord degli USA, ed in particolare l’area dei Grandi Laghi ha già le ore contate. Nei prossimi giorni il ramo principale del “getto polare”, che scorre sopra il Pacifico settentrionale, si intensificherà notevolmente, presentando un impetuoso “Jet Streak” (massimi di velocità del “getto” in quota). Questo “Jet Streak”, molto potente, nei prossimi giorni invaderà i cieli degli States, stroncando la discesa dell’aria artica che da giorni continua a cagionare temperature insolitamente fredde per Novembre su gran parte delle città degli USA centro-settentrionali. Il rafforzamento del “getto polare” verrà coadiuvato, nell’area pacifica, da una notevole intensificazione delle “Westerlies”, indotto dallo scivolamento di latitudine del vasto “lobo” gelido siberiano che nei prossimi giorni si posizionerà con una profonda circolazione depressionaria, colma di aria gelidissima in quota, proprio sopra la Siberia centro-orientale. L’intensificazione dei venti zonali sul Pacifico, oltre ad appiattire il robusto promontorio anticiclonico delle Aleutine, influenzerà da vicino il tempo anche sugli USA, favorendo l’afflusso di masse d’aria molto più miti, di origine temperata oceanica da Ovest e la contemporanea risalita del “lobo canadese” fra la baia di Hudson e l’Arcipelago canadese. Questo “lobo canadese”, spostandosi verso la baia di Hudson, continuerà a mantenere attiva una profonda depressione extratropicale che si localizzare sul Canada orientale.
Tra venerdì e sabato, buona parte della massa d’aria fredda, d’estrazione artica, scivolata sopra gli States tenderà ad essere scalzato verso gli stati canadesi dell’Ontario e del Quèbec, mentre negli USA si assistere ad un considerevole rinforzo delle “Westerlies” che spingeranno masse d’aria più miti dal Pacifico. Questo produrrà un aumento delle temperature, soprattutto negli stati centrali e lungo l’East Coast. Il rialzo termico, da venerdì, si farà piuttosto intenso sugli stati centrali degli USA e lungo l’East Coast, dove l’intrusione delle miti correnti sud-occidentali, legate allo sfondamento delle “Westerlies” dal Pacifico settentrionale, scaccerà le masse d’aria gelide insistenti nei bassi strati verso il Canada orientale e il mar del Labrador. Solo nel nord degli States, fra North e South Dakota, Wisconsin, Illinois, Minnesota, Michigan, Iowa e le aree interne di Massachusetts e stato di New York, il gelo persisterà ancora fino al weekend, causa l’isolamento sopra i terreni innevati di un “cuscino d’aria molto gelida” (il cosiddetto “lake cold”), molto pesante e duro da scalfire dall’aria più mite che sfonderà da SO.