
L’impegno assunto da Cina, Europa e Usa per ridurre le emissioni e’ un importante passo avanti ma non basta: per stabilizzare il clima sotto soglie considerate critiche occorre uno sforzo maggiore. E’ quanto sostiene il rapporto realizzato da ricercatori di sei istituti di ricerca internazionali (tra cui la Fondazione Eni Enrico Mattei), che sottolinea anche l’importanza di garantire un sostegno economico ai Paesi in via di sviluppo, cui viene richiesto un contributo importante per il taglio delle emissioni, per assicurare una piu’ equa distribuzione dei costi. Nello studio, pubblicato su Nature Climate Change, i ricercatori hanno stimato la quantita’ di gas serra che le maggiori economie mondiali potrebbero produrre a seconda di differenti politiche per il clima. “Gli impegni assunti fino ad oggi hanno portato ad anticipare il picco delle emissioni in molti Paesi, assicurando cosi’ 1-1,5 gradi in meno di quanto sarebbe avvenuto senza queste politiche, ma non sono sufficienti per raggiungere il target dei 2 C”, spiega il coordinatore della ricerca, Massimo Tavoni, della Fondazione Eni Enrico Mattei e del Politecnico di Milano. “Con gli impegni attuali, le emissioni di Co2 in Cina dovrebbero ridursi della meta’. Ma, nel complesso, insieme a quelle delle altre economie asiatiche supererebbero il budget di emissioni compatibili con i 2 C”. Tavoni sottolinea anche la necessita’ di “misure compensatorie” nei confronti dei Paesi in via di sviluppo, per assicurare una piu’ equa distribuzione dei costi: 100-150 miliardi di dollari l’anno entro il 2030 potrebbe coprire il totale degli investimenti per tecnologie a basse emissioni.