Crolla il prezzo del petrolio ma la produzione resta invariata: “è un’ottima notizia”

petrolio piattaformaA New York il petrolio ha chiuso in calo sotto i 56 dollari al barile. Il Light Sweet Crude Oil, infatti, ha chiuso in calo di 1,90 dollari (-3,3%) a 55,91 dollari al barile, ma questo calo dei prezzi del petrolio non intaccherà i livelli produttivi negli Stati Uniti, ai massimi dal oltre 30 anni, perche’ i costi stanno scendendo alla stessa velocita’. Lo sottolinea Goldman Sachs in un rapporto, indicando come il crollo delle quotazioni del greggio Usa, giu’ del 40% dall’inizio dell’anno, stia spostando la produzione a stelle e strisce verso siti con i costi di estrazione meno elevati. “I costi stanno scendendo tanto velocemente quanto i prezzi – spiega la banca d’affari – e cio’ significa che i produttori sono in grado di spendere meno ottenendo gli stessi livelli produttivi e potenzialmente anche di piu‘”.

Mentre il taglio delle spese per gli investimenti si sta materializzando “piu’ velocemente del previsto – osserva Goldaman Sachs – e’ improbabile che cio’ si tradurra’ in minori forniture“. Secondo l’esperto Steve LeVine, autore di “The Oil and the Glory”, se i prezzi del petrolio si stabilizzassero a 50 dollari dollari al barile per 18 mesi, lo shale americano potrebbe diventare meno sostenibile. “Molti operatori continuerebbero a trivellare anche se le quotazioni capitolassero a 40 dollari – ha commentato all’Agi – ma gia’ il livello di 50 dollari comporterebbe un drastico taglio alla produzione“. ConocoPhillips, la terza compagnia petrolifera degli Stati Uniti, ha annunciato una taglio del capex del 20% il prossimo anno, a causa del crollo dei prezzi del greggio. Il ministro dell’Energia degli Emirati Arabi, Suhail Al-Mazroul ha ribadito ieri che Opec non toccherebbe le quote produttive anche se il greggio scendesse a 40 dollari. I Paesi del cartello “hanno costi di produzione piu’ bassi ma breakeven molto piu’ elevati – ha osservato LeVineperche’ con il petrolio devono sostenere il Paese e cio’ significa che molti di loro non sarebbero in grado di sostenere bassi livelli del petrolio, fatta eccezione per Arabia Saudita, Kuwait e Qatar che hanno forti riserve di cassa“. Goldman nel rapporto odierno ha confermato le sue stime sul prezzo del Wti tra i 70 e i 75 dollari al barile nel 2015 e sul Brent tra gli 80 e gli 85 dollari. Nelle tre principali formazioni geologiche degli Stati Uniti dove si concentra l’88% della produzione shale del Paese e cioe’ i Eagle Ford e Permian, in Texas, e Bakken, in Nord Dakota, gli analisti di Itg Investment Research stimano che la produzione puo’ rimanere profittevole anche se il greggio scivola a 25 dollari al barile. L’amministratore delegato di Exxon Mobil, Rex Tillerson, in una recente intervista ha dichiarato che avrebbero continuato a trivellare anche con il petrolio a 40 dollari e che il calo dei prezzi potrebbe spianare la strada ad un consolidamento nel settore in Usa.