La profondissima “depressione-uragano” che fra mercoledì 10 e giovedì 10 Dicembre è transitata sull’Atlantico settentrionale, come previsto ha prodotto un formidabile “gradiente barico orizzontale” che ha originati venti davvero violenti, che hanno raggiunto l’intensità di uragano su una larga fetta di oceano. Dopo essersi propagate in tutto l’Atlantico settentrionale, in particolare nel tratto a sud dell’Islanda, le forti tempeste di vento, prevalentemente da Ovest, hanno flagellato duramente gran parte del Regno Unito e l’Irlanda, con raffiche di vento che in alcuni frangenti hanno oltrepassato la soglia dei 120-130 km/h. Queste furibonde bufere di vento, estendendosi per centinaia di miglia per tutto il nord Atlantico, hanno sollevate gigantesche ondate che in pieno oceano hanno raggiunto delle altezze molto considerevoli, con valori a dir poco eccezionali. Del resto, durante la tempesta dello scorso mercoledì 10 Dicembre 2014, i violenti venti occidentali che accompagnavano il profondissimo ciclone extratropicale, sceso sotto i 950 hpa, hanno battuto con forza gran parte dell’oceano Atlantico settentrionale.
In quest’occasione il “Fetch”, ossia lo spazio di mare aperto su cui soffia il vento, si è esteso dalle coste canadesi orientali, nei pressi di Terranova, fino all’Irlanda occidentali e alle coste occidentali scozzesi. Un tratto di oceano molto vasto dove i forti venti di tempesta hanno potuto spirare con continuità, per centinaia e centinaia di miglia, senza incontrare alcun tipo di ostacolo durante il loro cammino verso l’Europa, sollevando ondate enormi, alte più di 10-12 metri. Qui le ondate si sono accompagnate per una lunga distanza, arrivando a raggiungere grandi altezze durante la loro propagazione verso levante, in direzione delle Far Oer, le Shetland, le isole Orcadi, le coste occidentali irlandesi e l’ovest della Scozia, dove si sono manifestate spettacolari mareggiate. Proprio a largo delle coste occidentali scozesi, durante le tremende tempeste di vento dello scorso mercoledì, una boa della rete ondametrica britannica, ha registrato il passaggio di onde davvero enormi, alte più di 15 metri, ma con “Run-Up” localmente superiori. Si è trattato di un autentico muro d’acqua, probabilmente nato dall’interazione tra giovani onde (moto ondoso da SO davanti il fronte freddo), più piccole rispetto a quelle prodotte dal centro della tempesta, che sono state sovrapposte dai grandi cavalloni sollevati dal cuore della tempesta (le ondate di oltre i 10 metri prodotte dai fortissimi venti occidentali dietro il passaggio del fronte freddo). Questo fenomeno, molto noto all’interno delle grandi tempeste oceaniche, prende il nome di “Unione” e rappresenta una delle quattro condizioni principali (“Unione”, “Sgambetto”, “Bonaccia momentanea” e “Collisione”) per la formazione delle cosiddette onde anomale oceaniche, responsabili dei naufragi e della scomparsa in mare (quasi ogni anno) di centinaia di navi, pescherecci e piccole imbarcazioni. In genere durante l’“Unione” le grandi onde si propagano più velocemente di quelle più piccole.
L’onda anomala, in questo caso, si forma quando un’onda più piccola viene raggiunta da una molto più grande, proveniente anche da lunghe distanze. In pieno oceano, di solito, nelle condizioni ideali (specie in presenza di fortissimi venti occidentali) può originare impressionanti ondate alte più di 18-20 metri, molto pericolose per la navigazione marittima. Spesso, tali ondate, tendono a raggiungere le aree costiere conservando buona parte del proprio potenziale iniziale e provocando ingentissimi danni e inondazioni lungo i tratti maggiormente esposti alla furia dei marosi.
