Se per gli italiani il tempo è un bene di lusso, per i malati di tumore lo è ancora di più. Poggia su questo messaggio la campagna nazionale ‘Ritorniamo al futuro – più tempo contro il linfoma’, promossa dall’Associazione nazionale banche del tempo con il supporto di Roche. Da oggi le lancette degli orologi italiani potrebbero girare al contrario. Il gesto simbolico proposto è di spostarle indietro di 2 ore. Si inizia con lo storico orologio di Palazzo Giureconsulti a Milano, a due passi da Piazza del Duomo, e sul web con la sfida fotografica #ritorniamoalfuturo sul social network Instagram. La campagna proseguirà poi nel 2015 con gli storici orologi di altre città italiane (prossime 4 tappe in programma Emilia Romagna, Lazio, Campania e Puglia). Obiettivo: aumentare la consapevolezza della popolazione sul linfoma non-Hodgkin, la forma più diffusa di linfoma che colpisce ogni anno 386 mila persone nel mondo e più di 12 mila italiani, e sul valore del tempo per le persone con questa malattia. Anche perché, da un’indagine condotta da Gfk Eurisko in occasione del lancio della campagna informativa itinerante, emerge che 4 italiani su 5 non hanno mai sentito parlare di linfoma non-Hodgkin (il 77% ha però sentito parlare di linfomi in generale). Quanto al tempo, invece, un terzo degli italiani non ne ha mai e più della metà ne vorrebbe di più per sé. Tanto che per avere due ore in più in una giornata rinuncerebbero a una bella automobile, a un gioiello o a uno smartphone di ultima generazione. In un’ipotetica lista dei desideri tricolore, quindi, 2 ore di tempo vengono subito dopo un bel viaggio (41%). L’86% della popolazione è dunque consapevole di questo ‘valore’ da non sprecare.
Su questo principio poggia la Banca del tempo: “Un istituto di credito particolare – spiega Marialuisa Petrucci, presidente dell’Associazione nazionale banche del tempo – dove i correntisti si scambiano attività pagando con la moneta-tempo. Sul sito ‘associazionenazionalebdt.it’ è possibile scambiare 2 ore del proprio tempo per sostenere la campagna di informazione ‘Ritorniamo al Futuro'”. Secondo il 40% degli italiani sono le mamme la categoria che avrebbe più bisogno di allungare le sue giornate, seguite da chi convive con una malattia grave (37%) e dagli anziani (10%). “Il linfoma non-Hodgkin è una malattia molto eterogenea – spiega Maurizio Martelli, Dipartimento biotecnologie cellulari ed ematologia Università La Sapienza di Roma – Ci possono essere delle forme molto aggressive che devono essere trattate rapidamente ed altre forme più indolenti nelle quali il trattamento può anche essere posticipato. Nei pazienti in trattamento chemioterapico non si deve dimenticare l’impatto che la malattia ha sul loro quotidiano. Le persone sono infatti costrette a passare molto tempo in ospedale, con lunghe attese e infusioni di farmaci della durata anche di 4-6 ore, con un significativo peggioramento della qualità di vita”. Con il progresso terapeutico, osserva Enrica Morra, referente scientifico della Rete ematologica lombarda – sono stati fatti enormi passi avanti negli ultimi 10-15 anni e oggi il linfoma non-Hodgkin è fortunatamente una malattia trattabile, con le possibilità di cura nelle forme più aggressive che hanno ormai raggiunto il 70-80% dei casi. E’ però importante non perdere tempo e garantire a tutte le persone, in ogni parte d’Italia, la possibilità di accedere con tempestività e in sicurezza alle moderne modalità di cura per le malattie del sangue. In particolare, le terapie innovative includono sia farmaci che procedure ad alta complessità. E’ fondamentale lo sviluppo delle Reti ematologiche in tutto il Paese, seguendo l’esempio di quella lombarda, alla quale oggi afferiscono ben 106 strutture del settore pubblico e privato”. Con la campagna, afferma Roberto Scalamogna, Therapeutic Area Leader Haematology di Roche, “abbiamo voluto inoltre sottolineare come il tempo sia un fattore cruciale sia per ottenere una prognosi favorevole, sia quando parliamo di qualità di vita dei pazienti. La ricerca e il progresso scientifico vanno, infatti, nella direzione di dare alle centinaia di migliaia di persone che nel mondo convivono con il linfoma non-Hodgkin più tempo di vita e di qualità”.
