L’inverno 2014/2015 prova a scaldare i motori, sul Plateau groenlandese la stazione di Summit sfiora i primi -60°C

Anche se in Europa l’inverno stenta a decollare in questi giorni sopra il Plateau della Groenlandia il raffreddamento è divenuto particolarmente intenso, grazie alla persistenza, nei giorni scorsi, di un robusto promontorio anticiclonico di blocco, alimentato dall’indebolimento del ramo principale della “getto polare” in uscita dal continente nord-americano, che si è allungato fino all’entroterra ghiacciato della Groenlandia, favorendo forti inversioni termiche che hanno fatto precipitare i termometri al di sotto dei -40°C. Nelle aree più interne ed elevate, sopra i 3000 metri di altezza, la colonnina di mercurio è precipitata persino sotto il muro fatidico dei -50°C. Su tutti spicca il dato della stazione automatica di Summit, la quale la scorsa domenica 14 Dicembre ha segnato una minima di ben -59.4°C, archiviando l’attuale temperatura più bassa finora registrata (in quota) in tutto l’emisfero boreale, dall’inizio dell’autunno ad oggi. Dopo un lungo periodo di grandi anomalie termiche positive, che avevamo pregiudicato persino la salute dei grandi ghiacciai della Groenlandia (molti dei quali avevano iniziano a fondersi nella parte più superficiale, dove si è formata una patina di acqua che ha fatto temere il peggio), il grande gelo si riappropria dell’immenso plateau groenlandese, fungendo poi da carburante, specie nei periodi di massima intensità del vortice canadese, per i grandi sistemi ciclonici extratropicali che si originano fra l’area di Terranova, il Labrador, la Groenlandia meridionale e il nord Atlantico, alimentando la figura semi-permanente della profonda depressione d’Islanda.

groenlandiaVa ricordato che la celebre stazione automatica di Summit è localizzata ad oltre i 3000 metri di altezza, sopra il Plateau ghiacciato della Groenlandia, in quello che dovrebbe essere uno dei punti più freddi dell’intero emisfero boreale. Valori così bassi sono normali per il periodo, specie quando sul nord Atlantico occidentale si forma un robusto blocco anticiclonico che impedisce alle avvezioni calde di risalire fino al Plateau groenlandese, al fine di rompere e scalfire lo spesso strato di inversione che si origina sull’entroterra ghiacciato della grande isola. In genere, proprio nel mese di Novembre, inizia il cosiddetto “raffreddamento pellicolare” che interessa gran parte delle terre emerse euro-asiatiche, l’area canadese e in misura minore pure l’entroterra groenlandese. Recentemente si è potuto osservare come alcune aree del Plateau della Groenlandia, durante l’inverno boreale, siano soggette al “Kernlose winter”, un forte raffreddamento che si realizza con la scomparsa del sole sotto l’orizzonte e rimane pressoché costante per tutto il periodo invernale, con scarsissime variazioni del campo termico.

Il “Kernlose winter”, in realtà, è una peculiarità   quasi unica del gelido clima antartico, visto la presenza di un immenso continente ricoperto dai ghiacci, spessi più di 3 km. Difatti la peculiare conformazione del territorio dell’Antartide, circondato da ben tre oceani, rende possibile questi scambi che mantengono l’equilibrio delle temperature medie, impedendo di scendere su valori ancora più bassi. Inoltre lo spesso strato di inversione termica che si origina sopra il Plateau ghiacciato, lì dove domina il potente anticiclone termico permanente antartico (con valori barici che possono raggiungere i 1055-1060 hpa), mantiene costante e omogeneo l’andamento termico da Aprile a Settembre. Questa grande costanza dei valori termici durante tutto il periodo invernale australe è originata da una totale mancanza di insolazione, e quindi da un bilancio radiativo nullo o negativo, che può essere compensato solo in parte da apporti di calore esterni, in genere provenienti dagli oceani che circondano le coste del Polo Sud. Sul Plateau groenlandese avviene la stessa cosa, ma in formato molto più ridotto e irregolare, visto le frequenti avvezioni calde, che salgono direttamente dalle latitudini sub-tropicali atlantiche, le quali tendono poi ad investire il Plateau interno, con sostenuti venti meridionali che rompono l’inversione e producono dei sensibili rialzi termici.