Il microbiota, ovvero il mix di batteri presenti nell’intestino e in grado di influenzare aspetti importanti della salute, come obesita’, allergie, apparato immunitario e sindromi metaboliche, risente piu’ della dieta che non del patrimonio genetico. A dimostrarlo, una ricerca dell’Universita’ della California, San Francisco (Ucsf) pubblicata su ‘Cell Host & Microbe’. Il ruolo importante che i nostri batteri intestinali giocano nell’organismo e’ comprovato da molti studi che dimostrano come, oltre a digerire il cibo aiutino a ‘tagliare fuori’ gli agenti patogeni che causano la malattia. Ma questo mix di microrganismi, varia da persona a persona, anche nel corso del tempo e, fino ad ora, non era chiaro se cio’ fosse determinato geneticamente o modificabile attraverso cio’ che mangiamo. I ricercatori hanno quindi alimentato centinaia di topi con due diete diverse, alterando tra una ad alto contenuto di grassi e zuccheri e una a basso contenuto di grassi e ricca di vegetali. Alternandole hanno visto che, indipendentemente dal patrimonio genetico, il mix batterico intestinale cambiava in soli 3 giorni e con un influenza che puo’ durare mesi. Inoltre quando i topi tornavano alle loro diete originali, i cambiamenti erano in gran parte reversibili, ma non del tutto, a dimostrazione del fatto che le impronte delle diete passate giocano un ruolo anche nel presente. L’idea dello studio e’ venuta osservando gemelli umani, il cui mix microbico, pur condividendo i geni, era dissimile. “Questi risultati sottolineano che, a differenza di un genoma di mammifero, che e’ relativamente costante, i genomi microbici che compongono il microbioma intestinale sono relativamente plastici”, spiega l’autore dello studio Peter Turnbaugh. Un giorno, sostiene, potrebbe essere possibile trattare malattie modificando l’equilibrio di batteri nell’intestino.
