“Sindrome della morte in culla”: fattori di rischio e regole comportamentali per prevenirla

MORTE IN CULLA COPUno degli incubi più grandi di tutti i neo-genitori e tra i problemi di non facile risoluzione della medicina moderna, è la “Sindrome della morte in culla”, definita SIDS (Sudden Infant Death Syndrome), chiamata anche “morte bianca”. In alcuni casi, il neonato, apparentemente sano, senza alcun segno di malattia, durante il sonno, sia di giorno che di notte, sia in culla che nel passeggino, smette improvvisamente di respirare. La SIDS rappresenta nei paesi occidentali la forma più comune di morte nei bambini, in età compresa tra 1 e 12 mesi, con un’incidenza nel periodo tra i 2 e i 4 mesi, colpendo indifferentemente tutte le razze e le classi sociali. Secondo quanto riportato dai Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie americani, la ragione della SIDS potrebbe risiede in anomalie nella zona cerebrale che controlla i ritmi sonno-veglia.

Partendo da ciò, diversi centri di ricerca propongono un modello di triplo rischio per spiegare la catena di eventi che portano alla SIDS: 1)il bambino, apparentemente sano e normale, soffre in realtà di una piccola anomalia nel sistema di regolazione dei ritmi cardiaci, respiratori o generali del proprio organismo. 2) Nei primi mesi di vita, si verificano nel piccolo cambiamenti nei ritmi del sonno, in quelli respiratori e/o cardiaci, nella pressione o nella temperatura corporea. 3) Infine, eventi esterni (dormire in posizione prona, esposizione al fumo passivo, piccole infezioni respiratorie ecc.) aggravano la situazione, inducendo la SIDS e, quindi, la morte del bambino. Secondo questo modello, la Sindrome è provocata dalla compresenza di questi tre fattori. Tra i fattori di rischio, alcune condizioni e alcuni comportamenti da parte di madre, padre e persone che curano i neonati; tra cui troviamo: far dormire il bimbo in posizione prona (no, quindi, alla nanna a pancia in giù oppure sul fianco), far dormire il bimbo su materassi, cuscini e piumini soffici e avvolgenti; esporre il feto e il neonato al fumo; la giovanissima età della madre e l’assenza di un percorso di assistenza adeguata nel periodo pre e post natale; la nascita prematura o il basso peso alla nascita; la presenza di infezioni respiratorie.

Per prevenire l’evento drammatico della morte in culla, è opportuno sensibilizzare sull’osservanza di semplici ma essenziali regole: fate sempre dormire il neonato a pancia in su, adottando tale posizione tutte le volte che mettete il bimbo a dormire, sia di giorno che di notte; optando per una superficie rigida (es. un materasso per culla appositamente certificato e coperto da un lenzuolo di dimensioni adeguate) e non fate mai dormire il piccolo su un cuscino, una trapunta, sulla pelle di pecora, sulla lana o su altre superfici morbide; allontanando dalla zona in cui il bambino dorme oggetti, giocattoli morbidi e lenzuola larghe, così come cuscini, coperte, trapunte, lana e imbottiture morbide. Tenete il neonato al fresco, senza coprirlo troppo e senza avvolgerlo stretto nelle coperte (la temperatura ambientale ideale è di 18-20 gradi); assicurando un buon ricambio d’aria che mantiene l’umidità intorno al 50%; astenetevi dal fumo sia in gravidanza che in presenza del bambino. Accanto a queste regole, ormai acquisite anche a livello di comportamenti pratici, si sono aggiunti altri due aspetti: il primo è quello di evitare di far dormire il neonato nel letto con i genitori, bensì nella sua culla, collocata nella camera matrimoniale. Il sonno condiviso va evitato nei primi tre mesi di vita del bimbo…. Precisazione non indifferente, se si considera che attualmente il “bed-sharing” in Italia, come del resto anche negli Usa, è un fenomeno in continuo aumento e che studi sempre più numerosi evidenziano i benefici psico-fisici del continuo contatto col corpo materno (termoregolazione, regolazione glicemica, successo dell’allattamento al seno, formazione del legame di attaccamento madre-bambino).

In realtà, le evidenze scientifiche finora disponibili ci dicono che il rischio di SIDS aumenta se il bebè che dorme nel letto dei genitori ha meno di 13 settimane di vita. Dopo il terzo mese, nel lattante più grandicello il sonno condiviso è da evitare solo in presenza di specifici fattori di rischio, ovvero fumo materno (anche in gravidanza), estrema stanchezza, consumo di alcol o sostanza stupefacenti da parte dei genitori (che ne riducono la capacità di vigilanza), consuetudine di dormire insieme su superfici non sicure come divani, sofà, letti ad acqua. In caso di sonno condiviso, però, bisognerebbe adeguare il letto dei genitori alle norme di sicurezza già note per i bambini (materasso rigido, assenza del cuscino e così via). Inoltre, nel lettone non dovranno dormire altre persone a parte, appunto, i genitori e il bimbo.

Il secondo aspetto è che, assodato che il latte materno è il miglior alimento e che è necessario fare il possibile per allattare il piccolo al seno; l’uso del succhiotto, durante il sonno, può ridurre il rischio di SIDS, impedendo l’ostruzione funzionale della faringe, causata generalmente dalla caduta all’indietro della lingua, facendo sì che il bambino riprenda a ciucciare più volte durante la notte, mantenendo un avanzamento della mandibola anche dopo averlo sputato. Fate però attenzione a che il modello del ciuccio sia adatto all’età del piccolo, che abbia una mascherina rigida e una tettarella morbida non preformata, e che porti il marchio di sicurezza europa EN1400. Il succhiotto va introdotto dopo il primo mese di vita, senza forzare il neonato se lo rifiuta. Se il neonato lo perde, il succhiotto non va nuovamente introdotto e non va immerso in sostanze edulcoloranti. Il suo uso va sospeso entro l’anno di vita.

.
.