
La sonda giapponese Hayabusa 2 ha raggiunto l’orbita stabilita a completamento del lancio fatto oggi con successo dal Tanegashima Space Center, nella prefettura di sudovest di Kagoshima. L’obiettivo e’ l’asteroide ‘1999 JU3′ distante 300 milioni di chilometri al fine di raccogliere campioni di roccia, acqua, materia organica e altri indizi utili a ricostruire la possibile origine della Terra. E’ un viaggio di sei anni: l’atterraggio sull’asteroide e’ atteso nel 2018, mentre il rientro nel 2020. L’Agenzia spaziale giapponese (Jaxa) ha ricevuto segnalazioni positive sul funzionamento della Hayabusa2, i cui giroscopi e le altre attrezzature sembrano funzionare normalmente, ha detto in serata il responsabile del progetto, Hitoshi Kuninaka. La sonda e’ la nuova versione dell’explorer Hayabusa, tornato per la prima volta sulla Terra con campioni di superficie di un asteroide nel 2010. In questo caso, il lancio fu effettuato nel 2003 e il viaggio di 6 miliardi di chilometri per raggiungere l’asteroide Itokawa fu segnato da problemi tecnici. L’explorer Hayabusa2, di 600 chilogrammi e forte di motori ionici piu’ durevoli che producono una spinta maggiorata del 25%, si avvale di un’antenna riprogettata per la trasmissione sulla Terra. Facendo un cratere con un apposito dispositivo, la sonda potra’ raccogliere materiali non contaminati dalle radiazioni solari e da altri organismi. Il premier Shinzo Abe, nel pieno della campagna elettorale per le politiche anticipate del 14 dicembre, ha espresso soddisfazione per il successo del lancio, prima passo della missione. La riuscita “ha dimostrato l’affidabilita’ della tecnologia spaziale giapponese”, ha osservato Abe in una dichiarazione, assicurando supporto alle politiche a sostegno della ricerca e dell’industria spaziale.