L’inizio della settimana sarà caratterizzato anche dallo sviluppo, sull’Atlantico nord-occidentale, a ridosso delle coste sud-orientali groenlandesi, di un profondissimo ciclone extratropicale, che verrà alimentato, lungo il suo bordo più occidentale, dallo scivolamento di un vasto blocco di aria artica marittima, che dallo Stretto di Davis scivolerà fino al mar del Labrador e all’Atlantico nord-occidentale. In questo caso, l’innesco della profondissima “depressione-uragano”, nel tratto di mare antistante le coste meridionali groenlandesi, verrà supportato dal passaggio, nell’alta troposfera, di un intenso “Jet Streak”, sopra l’Atlantico settentrionale, con valori fino a 300 km/h sui 9000 metri di quota. In sede canadese, il considerevole “gradiente di geopotenziale” in quota, che si verrà a realizzare fra l’Artico canadese, la Groenlandia e l’Atlantico occidentale, causerà un significativo rinforzo del ramo principale del “getto polare”, che proprio dal pomeriggio odierno sorvolerà l’Atlantico nord-occidentale con un potente “Jet Streak” (massimi di velocità del “getto”) che avrà il merito di erodere il margine più settentrionale dell’anticiclone azzorriano, favorendo un “tilting” verso est del promontorio oceanico, il quale si spingerà con le proprie propaggini più orientali fino al traverso delle Alpi.
Proprio i “Jet Streaks”, come capita in Atlantico, sono i veri motori del tempo atmosferico e innescano lo sviluppo dei più grandi cicloni extratropicali. Questo potentissimo fiume d’aria, che passerà nell’alta troposfera, determinerà lo sviluppo di una importante anomalia della tropopausa, agevolando l’intrusione di aria dalla stratosfera, molto secca e stabile, la quale scorrendo al di sopra dell’aria molto più tiepida e umida, in scorrimento nei medi e bassi strati, contribuirà ad instabilizzare l’intera colonna d’aria, accelerando l’intero processo ciclogenetico a ridosso delle coste meridionali della Groenlandia. Anche in questo caso la circolazione depressionaria, in scivolamento dallo Stretto di Davis, si troverà nell’uscita sinistra del “getto polare”, e verrà interessata da una cospicua “dry intrusion” stratosferica che darà ulteriore enfasi all’approfondimento del maestoso ciclone extratropicale, facendogli assumere, nella mattinata di domani, le sembianze di una vera e propria “depressione-uragano”, con un minimo barico da capogiro che potrebbe toccare valori sui 930 hpa. Basti pensare che una situazione meteorologica molto simile a questa, nel Gennaio 1993, favorì la formazione sull’Atlantico settentrionale del più potente ciclone extratropicale mai osservato dalle agenzie meteorologiche, che passò nel tratto di mare appena a sud dell’Islanda, con una pressione centrale che scese fino ai 914 hpa. Il potentissimo ciclone extratropicale, avvicinandosi al Regno Unito, porto violenti venti di tempesta che raggiunsero picchi estremi di ben 194 km/h nel nord-ovest della Scozia.
Il potente “gradiente barico orizzontale” che verrà ad innescarsi lungo il margine occidentale e meridionale di questo immenso ciclone extratropicale darà origine a potenti tempeste di vento, in grado di raggiungere l’intensità di uragano, con venti violenti, da NO e O-NO, capaci di toccare anche i 170-180 km/h nelle raffiche, lungo l’Atlantico nord-occidentale. Fortunatamente, i venti più violenti associati a questo potentissimo ciclone extratropicale, non interesseranno le terre emerse, se non marginalmente le coste sud-orientali della Groenlandia e quelle più meridionali dell’Islanda, lambite da forti burrasche da Ovest e O-SO, ma rimarranno relegati in pieno oceano, nel tratto davanti le coste meridionali groenlandesi. In modo particolare l’area compresa fra i 50° e i 30° di longitudine ovest, e i 60° e 50° di latitudine nord, dove all’interno delle furiose tempeste da O-NO e NO i venti toccheranno l’intensità di uragano, divenendo davvero violenti in pieno oceano, lungo il quadrante meridionale e sud-occidentale del ciclone. Ma oltre all’Atlantico settentrionale, venti molto forti e freddi, ma da NE e E-NE, sferzeranno pure parte del mare della Groenlandia e lo Stretto di Danimarca. La profondissima circolazione ciclonica, di tipo extratropicale, contrasterà con la cellula anticiclonica, di origine termica, presente sopra il Plateau groenlandese.
