Più che inverno, in Europa pare sia appena cominciato l’autunno. Fino ad oggi l’inverno sul vecchio continente è stato fortemente penalizzato dalla rinnovata anomalia negativa di geopotenziale, piuttosto vasta, presente sopra l’area canadese orientale e la vicina Groenlandia. In questa vastissima area è presente un vasto campo di geopotenziali molto bassi, associati all’attività del “lobo canadese” del vortice polare, che seppur si presenta meno intenso rispetto lo scorso inverno, riesce comunque a dipanare una intensa circolazione occidentale fino al cuore del continente. Questo campo di geopotenziali bassi in alta quota tende ad inasprire il “gradiente di geopotenziale” sull’Atlantico settentrionale, favorendo una notevole intensificazione dei venti zonali e del “getto polare” tra l’Atlantico e l’Europa. Questa netta contrapposizione termica e di geopotenziali, nel cuore dell’Atlantico settentrionale, continua a tenere attiva una profonda circolazione depressionaria nel tratto di oceano a sud dell’Islanda (dove è ubicato il cosiddetto “fronte polare”), la quale tende a dipanare un impetuoso flusso di aria molto mite e umida, d’estrazione oceanica, che dalle medie latitudini atlantiche si spinge verso il cuore dell’Europa, la Scandinavia, il mar Baltico e la Russia europea, mantenendo il campo termico su valori nettamente sopramedia sull’intero continente.
In sostanza, la presenza di un “getto polare” molto forte, rinvigorito da questi “gradienti di geopotenziale” attivi fra l’Asia orientale ed il nord America, con intensi “Jet Streaks” che si distribuiranno fra il Pacifico settentrionale e l’Atlantico orientale, fino alle porte dell’Europa occidentale, inibirà lo sviluppo di onde troposferiche vigorose e ben strutturate, capaci di ergersi fino alle latitudini artiche, intaccando dall’interno la figura del vortice polare troposferico, favorendo uno “split” completo di quest’ultimo. In tale contesto di elevata zonalita le masse d’aria molto gelide, d’estrazione artica, rimarranno confinate fra l’altopiano della Siberia orientale (Jacuzia), dove rimarrà attivo un invasivo “lobo” siberiano del vortice polare, e l’area canadese, dove insisterà il “lobo” canadese, che presenterà un profondo minimo di geopotenziale alla quota di 500 hpa, responsabile del netto rinvigorimento del ramo principale del “getto polare” che esce dal continente nord americano. Fin quando persisterà questa anomalia di geopotenziali estremamente bassi sull’area canadese sull’Atlantico il flusso perturbato principale scorrerà assumendo una marcata componente zonale che penetrerà fin sull’Europa orientale, dove le umide e miti correnti oceaniche scorreranno al di sopra della masse d’aria gelide appena depositate nei bassi strati dalle recenti avvezioni fredde scivolate fra l’Ucraina e le Repubbliche Baltiche.
Al momento non si intravedono all’orizzonte l’azione di “forcing” troposferici particolarmente intensi, capaci di ondulare in senso orario il ramo principale del “getto polare” spianando la strada alle “erezioni” meridiane dell’alta pressione delle Azzorre verso le latitudini artiche. Senza la costruzione di solidi “blocking” (promontori anticiclonici di blocco distesi lungo i meridiani) sull’Atlantico settentrionale, capaci di chiudere la porta delle impetuose correnti occidentali oceaniche, diventerà molto difficile assistere all’avvento di importanti ondate di freddo dirette verso il bacino centrale del mar Mediterraneo. Per arrivare ad una vera e propria svolta non ci resterà che attendere, fra Gennaio e la prima decade di Febbraio, allorquando un possibile temporaneo rallentamento del flusso zonale, in sede atlantica, potrebbe volgere a favore dello scivolamento di qualche intensa ondata di freddo verso le aree continentali dell’Europa orientale.
