“Il calo degli impollinatori può davvero avere ripercussioni sulla salute umana”

Il 40% della produzione mondiale di sostanze nutritive e’ da attribuire al lavoro degli insetti impollinatori, e il loro calo potrebbe avere gravi conseguenze sul soddisfacimento delle esigenze nutritive della popolazione umana: a rivelarlo e’ un recente studio condotto da un’equipe mista di scienziati provenienti dagli atenei di Vermont e Harvard. Gli studiosi hanno analizzato le abitudini alimentari delle popolazioni di quattro paesi in via di sviluppo collegandole alle esigenze di impollinazione delle colture che forniscono loro cibo e sostanze nutritive. ”Il calo degli impollinatori puo’ davvero avere ripercussioni sulla salute umana, e i numeri, ad esempio per la carenza di vitamina A – ha spiegato Taylor Ricketts, scienziato che ha co-condotto lo studio – sono abbastanza allarmanti perche’ dimostrano come si possa arrivare facilmente alla cecita’ e all’aumento dei tassi di mortalita’ per alcune malattie, tra cui la malaria”. Secondo il rapporto pubblicato dal team, solo in Mozambico, la scomparsa di impollinatori potrebbe mettere a rischio malnutrizione il 56% della popolazione. ”Si stima – prosegue il rapporto – che la ‘fame nascosta’, cioe’ quella derivante da carenze di vitamine e minerali, possa danneggiare piu’ di una persona su quattro in tutto il mondo, portando a un aumento dei difetti del tubo neurale da deficit di folati o un aumento delle malattie infettive e la cecita’ da carenza di vitamina A”.