Che la nuova rivoluzione touch non fosse un trionfo dell’igiene qualcuno lo sospettava già. Il nostro smartphone si sveglia tra la polvere di un comodino, con la mano tiepida di coperte che comincia a passare il pollice sul suo display. Da quel momento, fino a sera, l’utente lo porterà con sé ovunque: in cucina, al tavolo della colazione, sulla mensola del lavandino; utilizzandolo mentre è seduto sul water; appoggiandolo sul sedile dell’auto, sulla scrivania dell’ufficio, per poi riavvicinarlo alla bocca una manciata di volte prima di cena e riporlo in tasca, al caldo, in attesa di rimetterlo in carica e riappoggiarlo sul comodino.
Nel corso di quest’odissea, lo smarthphone, fedele compagno di viaggio e costante dispenser di microbi, funge da dimora dell’80% dei più comuni batteri umani. In cima alla lista di quelli presenti sui cellulari, lo Pseudomonas aeruginosa. Le infezioni dovute a questo piccolo batterio a forma di bastoncello, che predilig gli ambienti umidi, si verificano, di solito, negli ospedali, dove i microrganismi si ritrovano di frequente nei lavandini, nelle soluzioni antisettiche e nei recipienti delle urine e sulle superfici più disparate, quindi anche sugli smartphone. Si può verificare la trasmissione ai pazienti da parte del personale sanitario, soprattutto nel caso degli ustionati e nei reparti di terapia intensiva neonatale. Si tratta di un batterio molto resistente a vari antibiotici… un motivo in più per limitare l’uso dei cellulari in ospedale il più possibile.

Streptococco. è il rappresentante di una larga famiglia di batteri di cui il più importante è il Beta emolitico di gruppo A, responsabile di una delle patologie più frequenti in età pediatrica, cioè la faringo-tonsillite acuta. Nella numerosa famiglia degli streptococchi, c’è però anche il beta emolitico di gruppo B che, normalmente presente nel cavo orale e nell’intestino umano e animale. Questo patogeno, però, può diventare un nemico dell’organismo: è il caso dello Streptococco agalactiae nell’uomo, che può provocare diverse infezioni, tra cui le più gravi sono quelle che coinvolgono i neonati e che possono addirittura provocare mortalità fetale, neonatale e materna. Lo Streptococco agalactiae, infatti, può colonizzare l’uretra dell’uomo ed anche la mucosa genitale della donna. Attraverso il rapporto sessuale avviene poi il contagio da donna a uomo, ma la trasmissione più preoccupante è quella che avviene tra madre e nascituro durante la fase del travaglio, poiché il suo sistema immunitario è ancora debole e per questo non è in grado di difendersi dall’aggressione del patogeno. Entrambi i ceppi sono stati rintracciati sulle ditate presenti sui cellulari.
Corynebacterium: nel 2014, ricercatori dell’Università dell’Oregon ne hanno trovati campioni sui cellulari, ma probabilmente si trattava di esemplari innocui. Questo batterio è all’origine della difterite, una malattia infettiva, acuta e contagiosa, delle vie aeree superiori, che può causare problemi respiratori e complicazioni al cuore e ai nervi cranici. Per fortuna , le vaccinazioni hanno ridotto drasticamente il numero di infezioni nei Paesi occidentali.
Lieviti. Uno studio turco, effettuato su 200 cellulari utilizzati da personale sanitario negli ospedali, ha evidenziato che lieviti e funghi sono presenti sull’11,9 % dei dispositivi mobili. Il dato è sufficiente a farci capire quanto poco puliti siano; ma la buona notizia è che difficilmente si contrae un’infezione di questo tipo dai cellulari.
Muffe: si trovano sul 10% dei cellulari e, a lungo andare, se inalate, possono causare difficoltà respiratorie, come respiro corto, naso chiuso e, più raramente, infezioni polmonari.
