La Fondazione Cetacea che da anni è in prima linea nella lotta per la salvaguardia di questa specie dichiara “la temperatura media del mare è salita questo ha sicuramente favorito la proliferazione delle tartarughe, ma il fenomeno comincia a manifestare qualche criticità”
Una stima degli esperti sostiene che nell’area compresa tra Trieste e Ancona si muovono ormai oltre 70 mila esemplari di tartaruga. Fino al 2010 la popolazione non superava le 40mila unità, la situazione pare che si stia evolvendo a favore dunque della specie delle caretta caretta, tartaruga marina minacciata dall’estinzione. In particolar modo quindi nell’Adriatico si assiste a un boom di concentrazione di questo animale. La forte concentrazione nell’Adriatico di questa delicata specie è il risultato dei dati che in questi anni la Fondazione Cetacea, onlus di Riccione, ha registrato. La fondazione fra le molte attività di salvaguardia dell’ambiente marino, è da sempre stata molto attiva sul problema della caretta caretta, e, fino a qualche tempo fa impegnata sul fronte della lotta per la loro sopravvivenza. I più frequenti infatti casi di spiaggiamenti sul litorale romagnolo e marchigiano di questi esemplari, ben 382 a ottobre di quest’anno, chiamano all’opera i numerosi volontari che dunque hanno potuto constatare l’aumento delle presenze.
Fino al 2011 infatti le segnalazione di spiaggiamenti erano solo 136. Il fenomeno, secondo Sauro Pari, presidente della Fondazione Cetacea, può essere attribuito a diversi fattori: «La temperatura media del mare in questa zona è salita in pochi anni di 1,2 gradi e questo ha sicuramente favorito la proliferazione delle tartarughe. Non dimentichiamo poi che l’Adriatico è il mare più pescoso d’Italia, qui è concentrato il 60% della produzione ittica italiana e quindi il cibo è abbondante. Siamo comunque di fronte a un fenomeno recente e in fase di espansione e che comincia a manifestare qualche criticità». Nonostante però, la buona notizia sul problema estinzione, che però continua ad essere monitorato e non può comunque passare inosservato, per le caretta caretta si prospetta un altro difficoltoso problema che minaccia la sua esistenza, ossia i pescatori e più precisamente le reti di quest’ultimi. In Adriatico è largamente praticata l’attività a strascico, e purtroppo sono in crescita i ritrovamenti di esemplari sul litorale impigliati alle reti.
Il tempestivo intervento dei volontari e della Capitaneria di Porto quando è segnalato un’avvistamento, è riuscita ad evitare la morte di molti esemplari. Altre volte invece, i soccorsi non riescono ad arrivare in tempo e dunque alle povere tartarughe non resta che una lenta agonia dentro la rete assassina o in altri casi anche se liberate, rimangono provate da lesioni e traumi. Le «Caretta caretta» spiaggiate inoltre possono essere preda di raccoglitori che le vendono sul mercato nero anche per più di 1.000 euro. «Abbiamo segnalato alcuni episodi alla capitaneria di porto – sottolinea Sauro Pari – ricordando che la tartaruga marina è protetta da convenzioni internazionali e dunque è assolutamente proibito tenerne anche solo i resti. Ma il vero obiettivo è la regolamentazione della pesca: non criminalizziamo nessuno ma nuovi accorgimenti nelle reti a strascico salverebbero molti di questi magnifici animali».
Seppur il problema estinzione poteva essere arginato grazie all’aumento della specie nelle acque dell’Adriatico, sembra che la caretta caretta sia una specie destinata a non avere mai un sospiro di sollievo: minacciata adesso dalle reti dei pescatori e dai venditori abusivi. Il lavoro della Fondazione Cetacea sui litorali adriatici non sembra dunque essere terminata, la lotta per la salvaguardia delle tartarughine continua e forse, no avrà mai fine.