
“Il centenario del sisma nella Marsica – prosegue Cifani – riveste oggi un significato affatto particolare in quanto ci ricorda da un lato che ancora non è possibile fare alcuna previsione, o meglio predizione, dall’altro che solo conoscendo gli effetti di un terremoto ci possiamo difendere. Questa difesa può consistere solo nella prevenzione che passa attraverso la conoscenza, la formazione, l’informazione, unite a una serie di azioni concrete finalizzate alla riduzione del rischio sismico quali, in particolare, la riduzione della vulnerabilità del patrimonio costruito”. “I paragoni che spesso si fanno con gli Stati Uniti o con il Giappone – sottolinea Cifani – sono in gran parte impropri se riferiti all’Italia. Mentre, infatti, per le nuove costruzioni il problema è relativo in quanto le norme sismiche vigenti garantiscono una sufficiente sicurezza, dall’altro l’Italia ha un immenso patrimonio storico-architettonico che va dai singoli monumenti a interi centri storici per i quali si può mitigarne il rischio sismico solo intervenendo con la riduzione della vulnerabilità”. “Le esperienze passate, a partire proprio dal terremoto di Avezzano – ricorda Cifani – dovrebbero essere di insegnamento, considerando che praticamente tutta l’Italia è soggetta ad eventi anche frequenti: invece c’è la tendenza a smarrire la memoria storica e a dimenticare gli insegnamenti del passato. Se si rileggono alcune relazioni sulla ricostruzione post-sisma della Marsica, quali ad esempio quelle di Gustavo Giovannoni, troviamo spunti di estrema attualità purtroppo ignorati nei decenni successivi, così come lo sono stati quelli conseguenti a terremoti più recenti quali quelli di Umbria-Marche del 1997 e del Molise del 2002”. “Il sisma dell’Abruzzo del 2009 e, in parte, anche quello dell’Emilia Romagna, Lombardia e Veneto del 2012 sono altri esempi lampanti di questa carenza di memoria”, conclude Cifani.
