Nonostante il costante e continuo riscaldamento globale la perdita di ghiaccio nel Mar Glaciale Artico potrebbe continuare a ritmi irregolari. A dirlo e’ una ricerca condotta dalla University of Colorado Boulder e dalla University of Reading, che spiega come a periodi di un drastico calo dei ghiacci (come avvenuto tra il 2001 e il 2007) possono seguire periodi con cambiamenti minimi (come successo nei sette anni successivi). “Il riscaldamento causato dell’uomo sta sciogliendo il ghiaccio dell’Artico sul lungo termine, ma l’Artico e’ un luogo variabile”, ha detto Jannifer Kay, fellow alla University of Colorado e co-autrice dello studio. Alti e bassi naturali delle temperature, i venti e altri fattori possono mascherare i trend sul lungo termine. “Per capire come il cambiamento climatico stia influenzando l’Artico, non si puo’ scegliere selettivamente brevi periodi di tempo”, ha detto ancora Kay, “sette anni sono un intervallo troppo corto”. Per gli scienziati prendendo in considerazione cicli di sette anni c’e’ il 34% di possibilita’ di imbattersi in un periodo con nessun cambiamento dei ghiacci, e il 5% di probabilita’ di perdite molto significative. Per gli scienziati nessun periodo di tempo dovrebbe essere utilizzato per prevedere il futuro della regione sul lungo termine. Il team ha anche preso in considerazione intervalli di di tempo maggiori: nel 5% delle simulazioni, anche periodi di 20 anni non registravano alcuna perdita dei ghiacci, nonostante il riscaldamento causato dall’uomo. La ricerca e’ stata pubblicata su Nature Climate Change.
