
I forti contrasti termici che si sono determinati sopra la più calda superficie marina hanno favorito l’innesco di una forte attività convettiva (violenti moti ascendenti della colonna d’aria), producendo intense turbolenze, molto pericolose per la navigazione area, che si propagano fino all’alta troposfera. Da tali forti moti convettivi si sono sviluppati imponenti addensamenti nuvolosi a sviluppo verticale, come grossi cumuli, congesti e cumulonembi in aria fredda (interamente ghiacciati), che sopra la superficie marina si sono caricati di umidità raggiungendo le aree costiere sopravvento e scaricando su queste forti rovesci, spesso sotto forma di manifestazioni temporalesche, che hanno assunto carattere nevoso fino ai litorali della Sicilia. Una volta generate queste bande nuvolose convettive cumuliformi di forma lineare, si sono distese lungo la direzione del vento dominate a 500 hpa (il vento prevalente nella media troposfera) fino a sconfinare sulle limitrofe coste calabresi e siciliane, dove a causa dello “stau” (forzatura orografica che costringe le masse d’aria a salire di quota e raffreddarsi raggiungendo la saturazione) hanno apportato intensi nuclei precipitativi. Lungo le coste della Calabria tirrenica e della Sicilia settentrionale il “Tyrrhenian sea effect snow”, accompagnato da correnti piuttosto tese da NO in quota e nei bassi strati (da Nord sulla Sicilia settentrionale), genera molto spesso intense fasi precipitative, con piogge e rovesci continui, ulteriormente esaltati dall’aspra orografia calabrese e siciliana (Catena Costiera, Serre, Aspromonte, Madonie, Nebrodi e Peloritani) che con il suo contributo blocca ogni singolo addensamento nuvoloso in formazione sopra il basso Tirreno.
Le persistenti nevicate sulle regioni adriatiche, in azione l'”Adriatic Sea Effect snow”
Le persistenti nevicate che hanno ammantato di bianco le regioni adriatiche, dalle Marche fino al sud della Puglia, sono state create dall’”Adriatic Sea Effect snow”. Fenomeno che si attiva ogni qual volta che un intenso nucleo di aria fredda, o gelida, dalla regione carpatico-danubiana, dopo aver valicato le Alpi Dinariche, si versa sopra il bacino del mar Adriatico, contrastando con le acque superficiali decisamente miti. Durante il passaggio dell’aria molto fredda sopra il mar Adriatico, già la sera del 30, si sono sviluppate delle bande nuvolose lineari, che si sono mosse verso le coste di Marche, Abruzzo, Molise e Puglia, apportando consistenti precipitazioni, divenute nevose sino ai litorali, date le termiche insolitamente basse a 850 hpa (valori fino a -10°C).
Le più importanti nevicate, come quelle osservate ad inizio Febbraio 2012 tra coste di Marche e Abruzzo, sono da addebitare proprio al fenomeno dell’”Adriatic Sea Effect snow”, che favori lo sviluppo di estesi e compatti addensamenti che si ammassarono sul versante orientale dell’Appennino, causando persistenti fitte nevicate che durarono per intere giornate in città di mare come Ancona o Pescara. Va ricordato che in questo caso i moti convettivi sono stati esaltati dalla ventilazione nord-orientale, piuttosto accentuata, che raggiunte le coste adriatiche è stata costretta a risalire i pendii dei rilievi dell’Appennino Marchigiano, Abruzzese, molisano e del Gargano. Raggiunta una certa altezza la massa d’aria si è saturata, condensandosi in imponenti annuvolamenti orografici che hanno dato luogo a persistenti nevicate, di debole e moderata intensità, fra Marche, Abruzzo, Molise e persino sul foggiano, barese, tarantino e nel brindisino. Le nevicate più intense, come previsto, hanno coinvolto l’aquilano, il chietino, il teramano e tutto l’entroterra molisano, il Gargano e le Murge, dove i fenomeni persistenti hanno garantito accumuli significativi.